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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 11947/2025 del 07/05/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del recesso ante tempus (31/03/2022) dal contratto a termine quinquennale stipulato il 22/12/2020, con cui il ricorrente, assunto come dirigente esterno (dirigente non generale), contestava la legittimità della risoluzione per riorganizzazione dell'Amministrazione e chiedeva l'accertamento dell'illegittimità del licenziamento e, subordinatamente, il pagamento dell'indennità per mancato preavviso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale e dichiarato assorbito il ricorso incidentale condizionato. Ha confermato la decisione della Corte d'appello di Roma che aveva ritenuto legittima la risoluzione del rapporto per giusta causa dovuta alla soppressione dell'incarico dirigenziale in seguito alla riorganizzazione (collegata anche all'attuazione del PNRR e al d.l. n.22/2021 conv. in legge n.55/2021). La Corte ha inoltre ritenuto corretta la valutazione secondo cui la ricollocazione del ricorrente poteva avvenire solo tramite procedure di interpello/selezione pubblica, alle quali il Di Bella aveva partecipato senza esito. Le censure sulla omessa pronuncia e sulla motivazione circa la domanda subordinata (indennità di mancato preavviso) sono state ritenute assorbite e implicitamente respinte. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese di legittimità (liquidate in euro 4.000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito) e rilevazione dei presupposti per eventuale ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art.13 d.P.R. n.115/2002.

Norme richiamate

  • art. 19, comma 6, d.lgs. n. 165/2001

    Incarichi dirigenziali affidati a soggetti esterni: la revoca dell'incarico comporta la risoluzione anche del rapporto di lavoro (diverso dall'ipotesi del dirigente di ruolo). La soppressione dell'incarico per riorganizzazione può giustificare la risoluzione del contratto.

  • d.l. n. 22/2021, convertito in legge n. 55/2021

    Norma che ha inciso sull'assetto delle competenze ministeriali e legittima la riorganizzazione amministrativa posta a fondamento della soppressione di strutture e incarichi; rilevante come causa oggettiva della soppressione dell'incarico.

  • art. 360, comma 1, n. 3 e n. 4, cod. proc. civ.

    Fondamenti invocati per i motivi di cassazione (violazione di norme di diritto e nullità per insufficiente motivazione o violazioni procedurali). La Corte rileva l'assenza di profili di illegittimità di diritto tali da giustificare la cassazione.

  • artt. 345 e 437 cod. proc. civ.

    Norme richiamate nella censura relativa alla nullità della sentenza per presunte violazioni procedurali; la Corte ha ritenuto inammissibile la doglianza sul punto per carenza di censure adeguate o perché assorbita nella decisione.

  • art. 112 cod. proc. civ.

    Richiamato nella censura per omessa pronuncia sulla domanda subordinata (indennità di mancato preavviso); la Corte ha ritenuto la questione assorbita dall'impianto motivazionale e implicitamente respinta.

  • art. 1265 e art. 1463 cod. civ.

    Richiamati dal ricorrente in relazione alla presunta impossibilità sopravvenuta e alla risoluzione; la Corte, tuttavia, ha ritenuto che la soppressione dell'incarico avesse natura di impossibilità sopravvenuta della prestazione che giustifica la risoluzione del contratto nel caso di incarichi esterni.

  • artt. 20 e 41 del CCNL per il personale dirigente (quad. norm. 2002-2005 / biennio economico 2002-2003)

    Richiamati dal ricorrente per contestare modalità di liquidazione o trattamento contrattuale; la Corte ha ritenuto irrilevante la censura alla luce dell'accertamento della riorganizzazione e della necessità di selezione pubblica per nuove assegnazioni.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Richiamato per la determinazione degli oneri contributivi; la Corte ha dato atto della sussistenza delle condizioni per il versamento di eventuale contributo unificato da parte del ricorrente.

Massime di principio

  • La soppressione dell'incarico dirigenziale per riorganizzazione amministrativa configura, di regola, impossibilità sopravvenuta della prestazione e può giustificare la risoluzione del contratto quando l'incarico era affidato ad un esterno (ex art.19, comma 6, d.lgs.165/2001).
  • Quando la riorganizzazione determina posti dirigenziali vacanti, la ricollocazione richiede procedure pubbliche (interpello/selezione): la partecipazione senza esito non impedisce la legittima risoluzione del rapporto.
  • Le questioni di fatto accertate in sede di merito (es. soppressione della struttura, smembramento di competenze, avvio di interpelli) sono difficilmente sindacabili in sede di legittimità, salvo violazioni di diritto evidenti.
  • Le doglianze processuali non sollevate in modo adeguato davanti alle corti di merito o non pertinenti al decisum rischiano l'inammissibilità o l'assorbimento; va tempestivamente contestata la posizione procedurale avversaria.
  • Le domande subordinate (es. indennità di mancato preavviso) possono essere implicitamente respinte se incompatibili con la ratio decidendi che legittima la risoluzione per riorganizzazione.
  • Per chi contesta una risoluzione per riorganizzazione, è cruciale provare l'esistenza di una reale possibilità di proficuo riutilizzo senza necessità di selezione, ovvero dimostrare vizi nello svolgimento della procedura di interpello.

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