Cassazione Penale, Sentenza n. 22231/2022 del 08/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione del decreto di conferma della misura di prevenzione della confisca di una villa a Casal di Principe. Luigi De Vito contestava la ricostruzione dei redditi e la mancanza di motivazione sul rapporto tra risorse lecite dei familiari e impieghi per la costruzione, nonché la disconoscenza delle entrate in "nero" del padre e di altre disponibilità lecite. I terzi formalmente intestatari (Francesco, Maria, Antonietta) contestavano la mancata considerazione dell'epoca di realizzazione dell'immobile, la titolarità effettiva (donazione 2017, assenza di convivenza), la disponibilità reale del bene da parte di Luigi, la non coincidenza tra la "villa-bunker" e la particella del giardino, e chiedevano che si tenesse conto di documenti e consulenze tecniche che giustificavano gli impieghi con risorse lecite.
La decisione
Il ricorso di Luigi De Vito è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse/legittimazione (l'appello originario non esplicitava censure diverse dall'attribuzione del bene ai terzi). I ricorsi congiunti di Maria, Francesco e Antonietta sono stati respinti come infondati: la Corte ha ritenuto provata la disponibilità dell'immobile in capo a Luigi sulla base di elementi convergenti (vincoli familiari, caratteristiche "bunker" della villa, circostanze dell'arresto 1999, insufficiente prova documentale delle risorse lecite dei familiari). Confermata la confisca dell'intero immobile. Condanna alle spese processuali per tutti; Luigi De Vito condannato inoltre al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.lgs. n. 159 del 2011 (Codice antimafia)
Le norme sul procedimento di prevenzione e sulla confisca sono state richiamate dalle parti; la Corte ha ritenuto che la motivazione del provvedimento impugnato fosse conforme ai principi del decreto e non violasse gli articoli richiamati, avendo adeguatamente valutato la sproporzione tra patrimoni leciti dei familiari e valore dell'immobile e la destinazione del bene all'uso del proposto
art. 591, comma 1, lett. a)
Richiamato per il requisito di legittimazione e interesse ad impugnare: la mancata esplicitazione di censure diverse dall'attribuzione del bene a terzi rende inammissibile il ricorso per carenza di interesse
Massime di principio
- Il ricorso avverso una misura di prevenzione che si limita a ribadire l'appartenenza formale del bene a terzi senza dedurre elementi specifici che mettano in crisi la valutazione della disponibilità effettiva è inammissibile per mancato interesse/legittimazione.
- In materia di confisca di prevenzione, il giudice può valutare la disponibilità effettiva del bene anche sulla base di elementi materiali e fattuali (caratteristiche costruttive, uso del bene, circostanze dell'arresto, vincoli familiari) oltre che sui dati contabili; elementi convergenti possono giustificare la confisca anche se la titolarità formale è di terzi.
- Chi invoca la liceità delle risorse impiegate per la costruzione deve fornire prove documentali solide e confrontabili: ricostruzioni basate su parametri astratti o su dati non documentalmente riscontrati sono deboli di fronte alla valutazione di merito.
- Se gran parte degli interventi che hanno dato al bene la sua attuale funzionalità realizzativa sono avvenuti nel periodo di manifestazione della pericolosità del proposto, il giudice può ritenere confiscabile l'intero bene; la preesistenza di una sagoma antecedente non esclude automaticamente la confisca.
- Le dichiarazioni di collaboratori o terzi possono essere valorizzate o disattese dal giudice in base alla loro attendibilità: la difesa deve contrastare attentamente la valutazione di credibilità nei gradi precedenti per poter sperare in un esito favorevole in sede di legittimità.
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