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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18790/2025 del 19/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che, in parziale riforma limitatamente al trattamento sanzionatorio, aveva confermato la condanna pronunciata in primo grado per concorso in tentata estorsione e per lesioni personali volontarie, commessi nel gennaio 2019. Con un motivo unico ha dedotto violazione di legge e vizi di motivazione, sostenendo che, quanto alla tentata estorsione, difettassero gli elementi oggettivi della violenza o minaccia, dell'ingiusto profitto e dell'altrui danno, nonché l'elemento soggettivo del reato. La Corte di cassazione ha rilevato che le censure riproponevano in modo pedissequo quelle già dedotte in appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della decisione impugnata, e miravano in realtà a ottenere una nuova valutazione delle prove, estranea al giudizio di legittimità.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto non specifiche e solo apparenti le doglianze, perché sostanzialmente reiterative delle censure già respinte in appello e rivolte a una rivalutazione del compendio probatorio. È stata inoltre ritenuta congrua e logica la motivazione della Corte d'appello sulla sussistenza degli elementi oggettivo e soggettivo della tentata estorsione, valorizzando il tono intimidatorio, le minacce implicite e l'effetto di coartazione della volontà della persona offesa. Non essendo stato proposto un motivo specifico sulla condanna per lesioni personali volontarie, tale capo è rimasto comunque intatto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • artt. 110, 56 e 629 c.p.

    Richiamati come base della contestazione per il concorso nel tentativo di estorsione; la Corte conferma la tenuta della motivazione di merito sulla sussistenza degli elementi del reato.

  • artt. 582 e 585 c.p.

    Richiamati come base della condanna per lesioni personali volontarie; su tale capo non è stato proposto un ricorso specifico.

  • art. 616 c.p.p.

    Usato per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità.

  • Sez. U, n. 6402 del 30/4/1997, Dessimone, Rv. 207944

    Richiamata per affermare che alla Corte di cassazione è preclusa una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, riservata al giudice di merito.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità non sono ammissibili censure che si limitino a riprodurre, senza uno specifico confronto critico, i motivi già dedotti in appello e disattesi dal giudice di merito.
  • È inammissibile il ricorso che, sotto la veste di violazione di legge o vizio di motivazione, miri in realtà a ottenere una rivalutazione del materiale probatorio o una diversa lettura delle emergenze processuali.
  • La motivazione di merito sulla tentata estorsione è sufficiente quando dia conto, in modo logico e congruo, del tono intimidatorio e delle minacce, anche implicite, tali da coartare la volontà della persona offesa e da integrare gli elementi oggettivo e soggettivo del reato.
  • La Corte di cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove, salvo il caso di specifici travisamenti di emergenze processuali puntualmente dedotti.
  • In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende nei limiti indicati dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieEstorsioneLesioniImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioDelitti contro la personaProcesso penale
IstitutiConcorso di personeTentativoOnere della prova

Testo integrale

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