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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39113/2022 del 17/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma della condanna per furto aggravato (manomissione dei sigilli del contatore idrico e allaccio abusivo alla rete pubblica per trarre profitto dal mancato pagamento) contestando: 1) la carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione circa la responsabilità di Fairleni, dato che la coimputata Proietto aveva escluso la sua partecipazione; 2) la errata qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che il prelievo d'acqua dall'acquedotto pubblico costituirebbe solo illecito amministrativo e non furto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Sulla prova la Corte d'appello ha motivato logicamente che Fairleni era consapevole dell'allaccio abusivo (la coimputata Proietto aveva ammesso di averne informato il marito e quest'ultimo usufruiva dell'acqua in casa), quindi sussisteva la partecipazione e l'elemento soggettivo del reato. Il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile perché proposto per la prima volta in cassazione; comunque la Corte ha ribadito il principio giurisprudenziale secondo cui il prelievo di acqua mediante allaccio abusivo ad acquedotti gestiti integra il reato di furto aggravato (art. 625, n.2), mentre il mero prelievo irregolare di acque non convogliate in acquedotti configura solo illecito amministrativo. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di €3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625 cod. pen. (n.2 e n.7)

    art. 625, n.2 e n.7 cod. pen.

    La Corte interpreta che il prelievo di acqua mediante allaccio abusivo alla rete pubblica/dell'ente gestore determina un mutamento di destinazione della risorsa e mira al profitto (mancato pagamento), integrando il furto aggravato.

  • art. 110 cod. pen.

    Citato quale norma sul concorso di persone nel reato: la responsabilità penale può essere affermata anche per chi concorre con altri nel medesimo disegno criminoso.

  • art. 23, comma 4, d.lgs. n.152/1999

    art. 23, comma 4, d.lgs. n.152/1999

    La norma distingue le fattispecie: il prelievo irregolare di acque non convogliate in acquedotti è illecito amministrativo; invece il prelievo tramite allaccio abusivo ad acquedotti rientra nel reato di furto quando cambia la destinazione e procura profitto.

  • art. 606 c.p.p.

    Richiamato in relazione ai motivi di cassazione e ai presupposti di ammissibilità: motivi nuovi o non prospettati in precedenza sono inammissibili in Cassazione.

Massime di principio

  • La creazione di un allaccio abusivo ad un acquedotto pubblico per usufruire di acqua senza pagamento integra, di regola, il furto aggravato quando il prelievo determina un mutamento di destinazione della risorsa e un vantaggio economico per l'autore.
  • La semplice mancata occultazione del prelievo (es. consumi registrati) non esclude il reato: la fruizione indebita della cosa altrui tramite manomissione integra il furto anche se il consumo è registrato.
  • La convivenza e l'uso continuativo della fornitura, unitamente all'ammissione di uno dei coinquilini, può essere considerata prova della consapevolezza e quindi della partecipazione al reato da parte dell'altro convivente, salvo prova contraria specifica.
  • Questioni giuridiche sollevate per la prima volta in Cassazione (novità di doglianza) sono normalmente inammissibili; bisogna proporre in modo completo le censure nei gradi di merito.
  • Se il prelievo riguarda acque non convogliate in condotte pubbliche e si verifica solo un uso irregolare o eccessivo, il fatto potrebbe essere sanzionato amministrativamente; la qualificazione dipende dalla natura dell'opera idrica e dal mutamento di destinazione della risorsa.

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