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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31668/2026 del 21/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)

La controversia

Il Tribunale di Bergamo, con sentenza pronunciata ai sensi dell'art. 444 c.p.p., aveva applicato all'imputato la pena concordata in relazione alla detenzione di sostanze stupefacenti, qualificando il fatto nell'ipotesi di lieve entità prevista dall'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990. La sentenza disponeva inoltre la confisca della sostanza sequestrata e la restituzione all'avente diritto della somma di 500 euro. Il Procuratore generale ha proposto ricorso per cassazione articolando due motivi. Con il primo ha denunciato l'erronea qualificazione giuridica del fatto come ipotesi di lieve entità, evidenziando la detenzione di 734,9 grammi lordi di hashish e 35 grammi di MDMA, nonché la disponibilità di materiale per il confezionamento, e lamentando l'assenza di una specifica motivazione sulla riqualificazione ai sensi dell'art. 73, comma 5. Con il secondo motivo ha censurato la restituzione dei 500 euro, sostenendo che il denaro avrebbe dovuto essere confiscato quale provento o cosa pertinente al reato e rilevando l'insufficienza della motivazione sulla mancata ablazione. La Corte ha esaminato i limiti del ricorso contro la sentenza di patteggiamento, rilevando che l'erronea qualificazione giuridica è deducibile solo in presenza di un errore manifesto, immediatamente percepibile sulla base dell'imputazione, della motivazione succinta e dei motivi di ricorso.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondati entrambi i motivi. Quanto alla qualificazione giuridica, ha osservato che la riconduzione del fatto all'ipotesi di lieve entità, in presenza della detenzione di 734,9 grammi di hashish, 35 grammi di MDMA e materiale per il confezionamento, risultava priva di specifica motivazione e non coerente, secondo la prospettazione esaminata, con i dati quantitativi e qualitativi emergenti dall'imputazione. Quanto alla somma di 500 euro, la Corte ha rilevato che il giudice non aveva valutato i presupposti della confisca per sproporzione prevista dall'art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990. Ha tuttavia precisato che la mera contestazione del reato di detenzione di stupefacenti non rende automaticamente confiscabile ogni somma rinvenuta nella disponibilità dell'imputato e che l'eventuale nesso tra denaro e reato richiede un accertamento motivato, non potendo essere escluso con la sola formula apodittica secondo cui non vi sarebbe prova della natura di profitto. La sentenza è stata annullata senza rinvio, con trasmissione degli atti al Tribunale di Bergamo per l'ulteriore corso.

Norme richiamate

  • art. 444 c.p.p.

    applicazione della pena su richiesta delle parti

    La sentenza di patteggiamento si fonda su un accordo negoziale, la cui stabilizzazione è soggetta ai soli controlli e rimedi espressamente previsti dalla legge.

  • art. 448, comma 2-bis, c.p.p.

    il ricorso per cassazione avverso la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti è consentito soltanto per motivi attinenti all'espressione della volontà dell'imputato, al difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, all'erronea qualificazione giuridica del fatto e all'illegalità della pena o della misura di sicurezza

    Il ricorso contro la sentenza di patteggiamento è soggetto a un regime tassativo; la deduzione dell'erronea qualificazione giuridica è ammessa soltanto nei casi di errore manifesto, immediatamente evidente e privo di margini di opinabilità.

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La qualificazione del fatto come detenzione di stupefacenti di lieve entità deve essere coerente con i dati quantitativi, qualitativi e le modalità della condotta e deve essere adeguatamente motivata.

  • art. 85-bis d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La confisca per sproporzione richiede la verifica dei presupposti normativi, inclusi la condanna o il patteggiamento per un reato-spia, la disponibilità di beni sproporzionati rispetto al reddito e la mancata giustificazione della provenienza lecita.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione contro una sentenza di patteggiamento, l'erronea qualificazione giuridica del fatto è deducibile soltanto quando l'errore sia manifesto, immediatamente percepibile e privo di margini di opinabilità sulla base del capo d'imputazione, della motivazione succinta e dei motivi di ricorso.
  • La qualificazione della detenzione di stupefacenti come fatto di lieve entità non può essere recepita senza una motivazione specifica quando la quantità, la qualità delle sostanze e le modalità della condotta, considerate nel loro complesso, rendano non immediata la riconduzione all'ipotesi attenuata.
  • La confisca per sproporzione richiede la verifica concreta dei relativi presupposti e non può essere disposta o esclusa senza una motivazione che consideri la sproporzione dei beni rispetto al reddito e la giustificazione della loro provenienza lecita.
  • La contestazione del reato di detenzione di stupefacenti non rende automaticamente confiscabile ogni somma di denaro rinvenuta nella disponibilità dell'imputato; il nesso tra denaro e reato deve risultare da un accertamento motivato, salvo che esso emerga in modo giuridicamente necessitato dal titolo di reato o dal contenuto dell'accordo.
  • La motivazione sulla destinazione del denaro sequestrato è insufficiente quando si limita ad affermare apoditticamente l'assenza di prova della natura di profitto del reato senza valutare gli ulteriori presupposti normativi della confisca applicabile.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioRiti alternativiImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiConfisca

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