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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1918/2024 del 16/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva concesso la detenzione domiciliare ma negato l'affidamento in prova al servizio sociale. Il ricorrente deduceva che il Tribunale aveva ritenuto la mancanza di attività lavorativa ostativa alla concessione dell'affidamento, senza considerare che si trattava di disoccupazione temporanea (il ricorrente aveva lavorato fino al 07/11/2022) e che aveva un solo precedente del 2013.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la mancanza di stabile occupazione non è di per sé ostativa all'affidamento in prova, ma deve essere compensata dalla prova dello svolgimento di attività socialmente utili (anche volontariato) capaci di dimostrare un percorso rieducativo e di reinserimento. Nel caso concreto il Tribunale non aveva ricevuto né documentazione né elementi che attestassero prossime assunzioni, attività volontarie o altre occupazioni rieducative; la motivazione del Tribunale è stata ritenuta congruente e logica. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 656, comma 6 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alle istanze di misure alternative presentate dal detenuto; usata per inquadrare la procedura di esame delle istanze dal Tribunale di sorveglianza

  • art. 47 Ord. pen.

    Norma centrale che disciplina l'affidamento in prova al servizio sociale; la Corte ribadisce che l'assenza di lavoro non è automaticamente impeditiva, ma può essere compensata da attività socialmente utili che dimostrino rieducazione

  • art. 47-ter, comma 1-bis, legge 26 luglio 1975, n. 354

    Norma richiamata quale base giuridica per la concessione della detenzione domiciliare, applicata dal Tribunale nel concedere la misura alternativa della detenzione domiciliare

  • art. 4-bis Ord. pen.

    Citato come riferimento negativo: i reati del ricorrente non rientravano tra quelli esclusi dalla possibilità di misure alternative previste dall'art. 4-bis

Massime di principio

  • La mancanza di un lavoro stabile non è automaticamente ostativa all'affidamento in prova al servizio sociale; tuttavia il giudice richiede che questa carenza sia compensata da attività socialmente utili o volontariato documentato che dimostri un percorso rieducativo.
  • Il giudice valuta l'affidamento in prova in rapporto ad elementi concreti e documentati: prospettive di impiego, svolgimento di attività risocializzanti, precedenti penali, condotta in carcere e partecipazione a trattamenti rieducativi.
  • La detenzione domiciliare può essere concessa anche quando l'affidamento in prova è negato, se sussistono altre condizioni favorevoli (domicilio idoneo, entità della pena residua contenuta, natura dei reati e controllabilità della pericolosità sociale).
  • In sede di impugnazione la Corte di Cassazione verifica la congruenza e la logica della motivazione del giudice di merito; se la decisione è fondata su dati concreti e manca documentazione contraria, il rigetto dell'affidamento sarà confermato.
  • Per aumentare le possibilità di ottenimento dell'affidamento in prova è importante fornire prove concrete di un progetto di reinserimento (prossime assunzioni, impegni in attività volontarie, percorsi formativi o terapeutici).

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