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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1851/2024 del 16/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa a custodia cautelare e misura domiciliare disposte in relazione a ipotesi di reati connessi allo spaccio e importazione di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/1990 e reati correlati). Scordo era stato assolto con rito abbreviato da alcuni capi (art. 530 c.p.p.) e poi, in appello, assolto anche dal capo relativo a cessioni di cocaina ritenute addebitate a terzi; il giudice della riparazione aveva però negato l'indennizzo ritenendo che comportamenti di connivenza/contiguità del ricorrente avessero costituito colpa grave ostativa al risarcimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Scordo confermando il rigetto dell'istanza di riparazione. I giudici hanno ritenuto corretta la valutazione della corte territoriale secondo cui la condotta di contiguità/connivenza del ricorrente poteva essere considerata causa oggettiva che ha indotto l'adozione della misura cautelare, integrando colpa grave ai sensi dell'art. 314 c.p.p.; la Corte ha richiamato i principi secondo cui la colpa rilevante per la riparazione è di natura oggettiva (id quod plerumque accidit) e il giudice della riparazione ha autonomia di valutazione rispetto al giudizio penale.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (art. 74 e artt. 73)

    Norme sul trattamento di stupefacenti: i reati contestati al procedimento originario erano riconducibili alla normativa sugli stupefacenti richiamata nella sentenza.

  • codice di procedura penale, art. 530, comma finale

    Riferimento alla formula di assoluzione pronunciata in abbreviato (art. 530 c.p.p.). La sentenza di merito ha assolto il ricorrente da alcuni capi con questo riferimento.

  • codice di procedura penale, art. 314

    Disciplina della riparazione per ingiusta detenzione: la norma prevede il diritto all'indennizzo salvo che la detenzione sia imputabile al fatto della persona con dolo o colpa grave; la Corte ha applicato questo criterio per escludere l'indennizzo.

  • artt. 110, 81 c.p. (concorrente del reato) citati nel processo

    Riferimenti alle norme sul concorso di persone nel reato, menzionate nella qualificazione originaria di alcuni capi d'imputazione.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)

    Richiamata per il principio che la colpa rilevante in materia di riparazione è la componente oggettiva che può aver creato una situazione di prevedibile intervento dell'Autorità giudiziaria (criterio id quod plerumque accidit).

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro ed altri)

    Richiama l'autonomia del giudice della riparazione rispetto al giudice penale nella valutazione degli elementi rilevanti per l'indennizzo.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 16369 del 18/3/2003 (Cardillo)

    Principio secondo cui la connivenza può integrare colpa grave quando indichi venir meno a doveri di solidarietà sociale o si traduca nel tollerare il reato, purché l'agente fosse in grado di impedirne la consumazione/prosecuzione.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 15745 del 19/2/2015 (Di Spirito) e Sez. 4, n. 4113 del 13/01/2021 (Sanyang Bakary)

    Ulteriori precisazioni secondo cui la colpa grave può derivare anche da una connivenza passiva che: 1) traduca venir meno di doveri di solidarietà; 2) consista nel tollerare il reato essendo l'agente in grado di impedirlo; 3) abbia oggettivamente rafforzato la volontà criminosa dell'agente, con prova della conoscenza dell'attività criminosa.

Massime di principio

  • L'assoluzione penale non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: il giudice della riparazione verifica autonomamente se vi sia stato dolo o colpa grave che abbia concorso a determinare la misura cautelare.
  • La "colpa" rilevante ai fini dell'art. 314 c.p.p. è di natura oggettiva: si valuta se la condotta, secondo il criterio id quod plerumque accidit, potesse prevedibilmente determinare l'intervento dell'autorità giudiziaria.
  • La contiguità o la connivenza a soggetti attivi in reati può integrare colpa grave quando indichi il venir meno a doveri di solidarietà, consista in un'effettiva tolleranza del reato pur essendo l'agente nella posizione di impedirlo, o abbia oggettivamente rafforzato la volontà criminosa dell'autore del reato.
  • Il giudice della riparazione dispone di ampia autonomia valutativa rispetto al giudice del merito: non deve riqualificare penalmente i fatti, ma accertare se una condotta abbia creato la falsa apparenza di responsabilità penale.
  • In situazioni analoghe, è necessario fornire elementi che dimostrino l'assenza di comportamenti di connivenza o che tali comportamenti non siano stati tali da creare un'aspettativa ragionevole di intervento dell'autorità (es. prova di estraneità fattuale, di incapacità di impedire il reato, o di assenza di conoscenza dell'attività illecita).

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