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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21016/2024 del 28/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso in Cassazione deduceva la violazione dell'art. 274 c.p.p. e vizio di motivazione perché il Tribunale del riesame, riformando l'ordinanza del Tribunale di Paola che aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, non si sarebbe confrontato compiutamente e specificamente con le ragioni che avevano indotto il primo giudice a disporre la sostituzione. In particolare la decisione di primo grado aveva dato rilievo decisivo al fatto che la dimora indicata per gli arresti domiciliari (abitazione dello zio a Sapri, in Campania) si trova a oltre 50 km dal luogo dei fatti e dalla residenza della persona offesa, elemento ritenuto idoneo a contenere il rischio di recidiva e a tutelare la persona offesa; il giudice del riesame non avrebbe motivato adeguatamente il "ribaltamento" rispetto a quella valutazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha sancito che il giudice del riesame, quando riforma in senso sfavorevole per l'indagato una decisione di sostituzione della misura, è tenuto a fornire una motivazione puntuale e specifica che affronti e superi le ragioni poste dal primo giudice. Nel caso di specie il Tribunale del riesame ha omesso il necessario confronto con gli argomenti del Tribunale di Paola (in particolare con la valutazione sul luogo di esecuzione degli arresti domiciliari). Perciò la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Catanzaro, Sezione distrettuale competente per un nuovo giudizio, senza vincoli di merito.

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiede una motivazione sufficiente e specifica dei provvedimenti giurisdizionali; la Corte evidenzia che, nel riesame che riforma una decisione in senso sfavorevole per l'indagato, sussiste un rafforzato onere motivazionale con l'obbligo di confrontarsi criticamente e puntualmente con le ragioni del provvedimento riformato

  • artt. 56, 576 e 577 c.p., n. 4 ex art. 61 n. 1 c.p.

    Indicazione del titolo di reato contestato (tentato omicidio con aggravanti): tali elementi descrivono la gravità della fattispecie che informava la valutazione delle esigenze cautelari, ma la Corte sottolinea che la gravità del reato da sola non giustifica l'omissione di un confronto motivazionale specifico

  • art. 603, comma 3-bis cod. proc. pen. (richiamato per analogia giurisprudenziale)

    Richiamato come parametro giurisprudenziale: quando l'organo dell'accusa chiede la riforma di una decisione favorevole all'imputato, il giudice che riforma deve motivare adeguatamente la diversa decisione; la Corte estende l'analogia alla materia cautelare evidenziando l'obbligo di dar conto delle ragioni del "ribaltamento"

Massime di principio

  • Quando il giudice del riesame riforma una decisione favorevole all'indagato ha un onere motivazionale rafforzato: deve confrontarsi esplicitamente e in modo puntuale con le ragioni che hanno indotto il primo giudice alla scelta opposta
  • Elementi concreti e specifici posti a fondamento della sostituzione della misura (es. luogo di esecuzione degli arresti domiciliari, distanza dal luogo del reato e dalla persona offesa) devono essere esaminati e superati dal giudice che mantiene o ripristina una misura più grave; la mera affermazione della gravità del reato non è sufficiente
  • Il semplice passare del tempo e lo stato avanzato del processo non sono, di per sé, elementi idonei a motivare la sostituzione o il mantenimento di misure cautelari più afflittive, salvo che il giudice non chiarisca come tali circostanze incidano sulle esigenze cautelari concrete
  • L'omissione del confronto con la motivazione del provvedimento impugnato costituisce vizio che comporta l'annullamento e il rinvio per nuovo giudizio
  • In situazioni analoghe la difesa dovrebbe evidenziare e documentare gli elementi fattuali decisivi che hanno sostenuto la decisione favorevole di primo grado (per esempio idoneità del domicilio alternativo) per obbligare il giudice del riesame a pronunciarsi esplicitamente su di essi

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