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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3914/2023 del 30/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto contro il rigetto dell'istanza di revoca della custodia cautelare in carcere ovvero della sua sostituzione con misura sanitaria. Il ricorrente denunciava violazione di legge (artt. 310 e 275 c.p.p.), sostenendo che la declaratoria di inammissibilità fosse meramente formalistica e che l'interesse a impugnare la detenzione persistesse in quanto risultava ancora in custodia "in attesa" di collocazione in REMS.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. La difesa aveva comunicato che, in pendenza del procedimento, il ricorrente era stato trasferito in data 12/12/2022 presso una REMS (La Spezia), facendo cessare la custodia carceraria inframuraria. La difesa ha altresì espresso rinuncia al prosieguo del ricorso, rilevando la sopravvenuta mancanza di interesse. La Corte ha inoltre precisato che l'inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non configura soccombenza e pertanto non comporta condanna alle spese processuali né al versamento di somme in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    Norma sostanziale menzionata nell'inquadramento del reato per cui era stata disposta la misura originaria; evocata per descrivere il fatto storico-reato collegato alla custodia cautelare

  • art. 628 c.p., commi 2 e 3 n. 1

    Norma sostanziale che individua il delitto per il quale era stata disposta la misura cautelare originaria; indicata nel capo d'imputazione relativo alla misura

  • art. 310 c.p.p.

    Norma processuale richiamata nel motivo di ricorso per contestare la declaratoria di inammissibilità; concerne la competenza e le decisioni del giudice dell'appello

  • art. 275 c.p.p.

    Norma processuale richiamata nel motivo di ricorso, relativa alle impugnazioni avverso provvedimenti cautelari e alle modalità di proposizione dell'appello

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 4, n. 45618 del 11/11/2021, Pujia, Rv. 282549)

    Principio applicato dalla Corte: l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse dovuta a causa non imputabile al ricorrente non equivale a soccombenza; ne consegue l'esclusione della condanna alle spese e del versamento alla Cassa per le ammende

Massime di principio

  • Se, nel corso del processo, la situazione materiale che giustifica l'impugnazione viene meno (es. cessazione della custodia carceraria per collocazione in REMS), l'appello o il ricorso possono diventare inammissibili per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La sopravvenuta cessazione dell'interesse non costituisce soccombenza: in tali ipotesi il ricorrente non è normalmente condannato alle spese né al versamento in favore della Cassa per le ammende.
  • Quando la difesa ritiene che la modifica della situazione sia provvisoria (es. collocazione temporanea in REMS in attesa di posto nella struttura di competenza), è importante documentare tempestivamente lo stato di fatto e valutare se sussistono profili di urgenza o di tutela immediata che giustifichino il proseguimento dell'impugnazione.
  • Se l'interesse all'impugnazione è alimentato da una situazione di detenzione effettiva, la sua persistenza va comprovata con atti processuali (comunicazioni ufficiali sul regime detentivo); l'assenza di tale prova può determinare l'inammissibilità per carenza di interesse.
  • In caso di potenziali profili di violazione dei diritti fondamentali (es. rischio di lunghe attese per posto in REMS), valutare parallelamente rimedi sovranazionali (CEDU) o istanze cautelari immediate presso l'autorità giudiziaria competente prima che sopraggiungano eventi tali da rendere privo di oggetto il ricorso

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