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Sentenza

Sentenza n. 5962/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio n. -OMISSIS-, resa tra le parti;

Giustizia amministrativa202403833

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di condono edilizio relativo a opere di frazionamento e mutamento di destinazione d'uso

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione comunale)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'appellante ha impugnato la sentenza del TAR Lazio che aveva respinto il ricorso contro il diniego di condono edilizio relativo a un'unità immobiliare acquistata nel 2007, sostenendo: 1) che il TAR avesse erroneamente preteso la prova piena dell'ultimazione delle opere abusive entro il 31 marzo 2003, nonostante l'appellante non fosse autore dell'abuso, e che fosse sufficiente un principio di prova, con eventuale acquisizione officiosa degli elementi rilevanti; 2) che Roma Capitale non avesse adeguatamente confutato le osservazioni presentate in sede di preavviso di rigetto e avesse introdotto nel provvedimento finale motivi nuovi; 3) che il diniego di condono eludesse il giudicato formatosi su precedenti sentenze relative all'annullamento di atti comunali riguardanti DIA e ordini di demolizione sul medesimo complesso immobiliare. L'appellante ha inoltre riproposto i motivi di primo grado non esaminati dal TAR, invocando le pronunce rese in sede di ottemperanza per altri proprietari dello stesso complesso.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello. Ha escluso anzitutto l'elusione del giudicato: le precedenti sentenze avevano annullato gli atti relativi alle DIA e imposto una nuova valutazione dell'esercizio del potere su tali titoli, con bilanciamento tra interesse pubblico e affidamento dei proprietari non responsabili, ma non avevano imposto la definizione favorevole delle autonome istanze di condono, che non erano state oggetto di quel giudizio. Le sentenze di ottemperanza pronunciate nei confronti di altri proprietari non erano vincolanti nei confronti dell'appellante, che non aveva ottenuto una corrispondente pronuncia inter partes. È stato poi affermato che il principio dispositivo con metodo acquisitivo non esonera il ricorrente dall'onere di fornire elementi probatori attendibili: esso attenua l'onere solo quando la parte si trovi in posizione non agevole per reperire la prova e non impedisce al giudice di valutare le prove contrarie prodotte dall'amministrazione. Nel caso concreto, le fotografie prodotte dall'appellante non erano state ritenute sufficienti, anche alla luce delle fotografie aeree prodotte da Roma Capitale, dalle quali emergeva uno stato ancora fatiscente dell'immobile nell'aprile 2003. Non sussisteva inoltre un obbligo di istruttoria officiosa non adeguatamente indirizzata dalle allegazioni di parte. Quanto alla partecipazione procedimentale e alla motivazione, il Collegio ha ritenuto non necessaria una confutazione analitica di ogni argomentazione difensiva e ha escluso la novità dei motivi principali del diniego, già indicati nel preavviso di rigetto: mancata ultimazione delle opere entro il 31 marzo 2003 e alterazione della documentazione catastale. Il richiamo, nel provvedimento finale, a un ulteriore preavviso relativo a una diversa domanda di condono non ha inciso sulla legittimità dell'atto, poiché il diniego era plurimotivato e risultava comunque sorretto da almeno due autonome ragioni sufficienti. Le spese del grado sono state compensate in ragione della peculiarità della vicenda e della non univocità della giurisprudenza.

Norme richiamate

  • art. 64, comma 4, c.p.a.

    Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento e può desumere argomenti di prova dal comportamento tenuto dalle parti nel corso del processo.

    Il giudice amministrativo deve valutare complessivamente le prove prodotte da entrambe le parti; il metodo acquisitivo non impedisce di considerare le prove contrarie dell'amministrazione né impone indagini officiosi non adeguatamente indirizzate dalle allegazioni delle parti.

  • art. 21-septies l. 241/1990

    La dedotta elusione del giudicato è stata esclusa perché il precedente giudicato non imponeva la definizione favorevole dell'istanza di condono e le sentenze di ottemperanza rese nei confronti di terzi non erano vincolanti nel presente giudizio.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il provvedimento conclusivo non è illegittimo per mancata confutazione analitica di ogni osservazione e non presenta motivi nuovi quando le ragioni essenziali del diniego erano già state preannunciate.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    La causa è stata trattata in udienza straordinaria con collegamento da remoto.

Massime di principio

  • Il giudicato formatosi sull'annullamento di atti relativi a DIA e ordini di demolizione, con conseguente obbligo di riedizione del potere e di bilanciamento tra interesse pubblico e affidamento dei proprietari incolpevoli, non impone di per sé la definizione favorevole di autonome istanze di condono edilizio non oggetto del giudizio cognitorio.
  • Le sentenze rese in sede di ottemperanza nei confronti di soggetti diversi non vincolano il giudice in un successivo giudizio promosso da altro proprietario, in assenza di un giudicato formatosi inter partes avente la medesima portata conformativa.
  • Nel processo amministrativo il principio dispositivo con metodo acquisitivo attenua l'onere della prova del ricorrente solo quando questi si trovi in una posizione obiettivamente non agevole per reperire gli elementi probatori; non consente di trasferire integralmente al giudice l'onere della ricerca della prova e non esclude la valutazione delle prove contrarie prodotte dall'amministrazione.
  • Il giudice amministrativo può disattendere gli elementi probatori prodotti dal ricorrente quando, valutate complessivamente le prove di entrambe le parti, quelle dell'amministrazione risultino più convincenti o ne infirmino il significato; non è tenuto a svolgere indagini esplorative non specificamente indirizzate dalle allegazioni processuali.
  • Il provvedimento amministrativo plurimotivato resta legittimo quando anche una sola delle ragioni autonomamente poste a fondamento della decisione sia idonea a sorreggerla, purché tale ragione sia stata adeguatamente preannunciata o comunque non risulti introdotta in violazione delle garanzie partecipative.
  • L'amministrazione non è tenuta a confutare analiticamente ogni singola osservazione presentata ai sensi dell'art. 10-bis l. 241/1990, purché il provvedimento finale esamini le questioni sostanziali rilevanti e non introduca ragioni decisive nuove rispetto a quelle comunicate.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioInvalidità del provvedimentoPartecipazione al procedimentoIstruttoria processuale
RamiEdiliziaProcesso amministrativoProcedimento amministrativo
IstitutiOnere della prova e principio dispositivoNullità del provvedimentoPartecipazione procedimentaleDifetto di istruttoria

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