Cassazione Penale, Ordinanza n. 10212/2025 del 13/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (giudice)
La controversia
Nel giudizio di esecuzione il condannato aveva chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra quattro sentenze definitive, relative a reati di furto aggravato e di tentata rapina aggravata. Il Tribunale aveva respinto la richiesta. Con il ricorso per cassazione la difesa deduceva violazione degli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p. e vizio di motivazione, sostenendo in sostanza che il giudice dell'esecuzione avrebbe errato nel negare il medesimo disegno criminoso. La Corte osserva però che le censure erano in parte di merito e, comunque, infondate, perché il provvedimento impugnato aveva escluso la continuazione con motivazione non manifestamente illogica, valorizzando l'eterogeneità delle condotte, la distanza temporale tra i fatti e l'assenza di elementi idonei a dimostrare che, già al momento del primo reato, fossero stati programmati anche i successivi.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione del giudice dell'esecuzione fosse coerente con i criteri giurisprudenziali in tema di reato continuato e che la difesa non avesse allegato elementi specifici e concreti idonei a superare tale valutazione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, determinata equitativamente.
Norme richiamate
richiamato quale base normativa del reato continuato e del medesimo disegno criminoso; per il suo riconoscimento occorrono indici concreti di programmazione unitaria dei reati.
norma che consente al giudice dell'esecuzione di riconoscere la continuazione tra reati già giudicati con sentenze definitive, previa verifica rigorosa della sussistenza del medesimo disegno criminoso.
richiamato nel testo come fondamento della richiesta di riconoscimento della continuazione in sede esecutiva.
Massime di principio
- Il riconoscimento del vincolo della continuazione in sede esecutiva richiede una verifica rigorosa di concreti indici rivelatori del medesimo disegno criminoso, non essendo sufficiente la mera omogeneità del titolo di reato o la vicinanza cronologica dei fatti.
- La contiguità temporale tra più reati e l'identità del bene protetto sono elementi solo sintomatici e, da soli, non dimostrano l'esistenza di un programma unitario, potendo invece esprimere una semplice abitualità criminosa.
- Per ottenere l'applicazione dell'art. 671 c.p.p. il condannato ha l'onere di allegare elementi specifici e concreti che provino che, già al momento del primo reato, i successivi erano stati almeno delineati nelle linee essenziali.
- Il vizio di motivazione non è configurabile quando il giudice dell'esecuzione abbia esaminato i dati rilevanti e abbia fornito una motivazione coerente e non manifestamente illogica sull'assenza del medesimo disegno criminoso.
- In sede di legittimità non possono essere riproposte censure che si risolvono in una diversa valutazione dei fatti già compiuta dal giudice di merito o dell'esecuzione.
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