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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04094/2025 del 30/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputata proponeva ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che ne aveva confermato la responsabilità per i reati di uso di atto falso e di possesso ingiustificato di valori, deducendo: 1) violazione di legge processuale e vizio di motivazione in relazione all'affermazione di responsabilità per il reato di uso di atto falso ex art. 489 c.p., lamentando l'erroneo uso delle risultanze probatorie e l'asserita violazione degli artt. 192 e 238-bis c.p.p. e dell'art. 111 Cost.; 2) difetto di motivazione sulla responsabilità per il reato di possesso ingiustificato di valori ex art. 707 c.p., sostenendo sostanzialmente la riproposizione delle censure già formulate in appello e non accolte.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, osservando che le sentenze irrevocabili acquisite ex art. 238-bis c.p.p. possono essere utilizzate come prova del fatto ivi accertato solo se valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne confermino l'attendibilità; la scelta delle prove e la valutazione del loro peso restano riservate al giudice di merito, purché la motivazione dia conto delle ragioni del convincimento. Nel caso concreto la sentenza di appello era adeguatamente motivata e la difesa non aveva dedotto un travisamento specifico e decisivo. Il secondo motivo è stato ritenuto non specifico e quindi non scrutinabile in cassazione, perché si limitava a riproporre questioni già esaminate e disattese in appello, con motivazione ritenuta corretta. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 192 c.p.p.

    Le dichiarazioni e le risultanze probatorie devono essere valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne confermino l'attendibilità; il giudice di merito conserva ampia discrezionalità nella valutazione della prova, purché motivi adeguatamente.

  • art. 238-bis c.p.p.

    Le sentenze irrevocabili possono essere acquisite ai fini della prova del fatto in esse accertato, ma il relativo contenuto non è automaticamente vincolante e va apprezzato insieme agli altri elementi probatori.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente a sostegno della censura sul vizio motivazionale; la Corte non ne ravvisa violazione.

  • art. 606 c.p.p.

    La motivazione della sentenza impugnata è stata ritenuta immune da vizi riconducibili al vizio di motivazione deducibile in cassazione.

  • art. 489 c.p.

    Reato per cui è stata confermata l'affermazione di responsabilità in appello e sul quale è stato giudicato infondato il primo motivo di ricorso.

  • art. 707 c.p.

    Reato per cui il secondo motivo è stato ritenuto generico e meramente reiterativo di censure già respinte in appello.

Massime di principio

  • Le sentenze irrevocabili acquisite nel processo possono essere utilizzate come elemento probatorio del fatto accertato, ma non hanno valore automaticamente decisivo: devono essere corroborate da ulteriori elementi e valutate nel complesso del materiale probatorio.
  • In sede di legittimità, la censura sulla motivazione non può risolversi in una mera alternativa lettura delle prove: occorre indicare uno specifico e decisivo travisamento della prova o un vizio realmente idoneo a disarticolare il ragionamento del giudice di merito.
  • Il giudice di merito può selezionare le fonti di prova ritenute più attendibili e fondare su di esse la decisione, purché esponga in modo compiuto le ragioni del proprio convincimento.
  • I motivi di ricorso per cassazione devono essere specifici e critici rispetto alla sentenza impugnata: la semplice ripetizione delle doglianze già respinte in appello non soddisfa l'onere di specificità ed è inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieIntercettazioniImpugnazioniUso di atto falso
RamiProcesso penaleReati contro la fede pubblica
IstitutiInutilizzabilità della provaOnere della prova

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