Cassazione Penale, Sentenza n. 14837/2026 del 23/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale in quanto, a suo dire, non vi era certezza che le rimanenze iscritte in bilancio (circa €363.232) corrispondessero alle autovetture risultate poi nella disponibilità della società; mancava pertanto prova della distrazione. Inoltre deduceva carenza di dolo specifico per la bancarotta documentale, sostenendo che la mera scomparsa o mancata consegna dei libri sociali non fosse sufficiente a provare la finalità di recare un ingiusto profitto o pregiudizio ai creditori. Infine contestava il diniego della sanzione sostitutiva (lavoro di pubblica utilità) per presunta assenza di motivazione secondo i parametri di legge.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto correttamente provata l'esistenza delle rimanenze e la sottrazione di 23 autovetture sulla base del sequestro operato dalla Procura di Udine, delle dichiarazioni dell'imputato al curatore e della documentazione di vendita prodotta. Ha ricordato il consolidato principio secondo cui, in caso di mancato rinvenimento dei beni, il fallito/amministratore deve dimostrare la destinazione dei beni o del ricavato; la sua omessa giustificazione legittima la presunzione di distrazione. Quanto alla bancarotta documentale, la Corte ha ritenuto congruamente accertato il dolo specifico desumendolo dalla condotta complessiva (distrazione dei beni, impegni non mantenuti di consegna dei libri, inaffidabilità verso il curatore) e non dalle sole risultanze formali della scomparsa dei libri. Sulla richiesta di sostituzione della pena con lavoro di pubblica utilità la Corte ha ritenuto motivato il rifiuto del giudice di merito, fondato sulla prognosi negativa e sull'affidabilità dell'imputato, valutazione rimessa alla discrezionalità del giudice e logicamente motivata. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
Norma richiamata in relazione alla bancarotta fraudolenta patrimoniale: la Corte ha ritenuto che la distrazione delle rimanenze (autovetture) sia provata e sussista la responsabilità dell'amministratore che non giustifica la destinazione dei beni/ricavi
artt. 521 e 522 cod. proc. pen.
Richiamati con riferimento al principio di correlazione tra imputazione e sentenza; la Corte ha ritenuto che non vi sia violazione poiché il fatto contestato è rimasto sostanzialmente identico e l'imputato ha avuto concreta possibilità di difesa
art. 8, comma 3 Legge Fallimentare
Sottolineato l'obbligo del fallito di rendere conto al curatore della destinazione dei beni d'impresa; la mancata adempienza giustifica la presunzione a carico dell'amministratore sulla distrazione
Richiamato nella doglianza difensiva relativa ai parametri per la sanzione sostitutiva; la Corte ha ritenuto comunque che il giudice abbia fornito adeguata motivazione complessiva, pur se la difesa lamentava il mancato riferimento puntuale
art. 58 legge 24 novembre 1981, n. 689
Norma che prescrive la valutazione prognostica per la concessione di misure sostitutive; la Corte ha ritenuto che il giudice di merito abbia adeguatamente motivato la prognosi negativa in relazione all'affidabilità dell'imputato
art. 53 legge n. 689/1981 e art. 71 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
Richiamate in tema di sanzioni sostitutive e della discrezionalità del giudice; la giurisprudenza impone una motivazione adeguata sul diniego, che è stata ritenuta soddisfacente nel caso
Massime di principio
- Se beni risultano mancanti dal patrimonio fallimentare, la prova della loro distrazione può essere desunta dalla mancata dimostrazione, da parte dell'amministratore, della destinazione dei beni o del ricavato; il fallito ha l'onere di spiegare provenienza/destinazione
- Il bilancio è elemento utile per ricostruire il patrimonio solo se attendibile: in assenza di giustificazioni o documenti che dimostrino la corretta destinazione dei cespiti, la semplice iscrizione in bilancio può concorrere a fondare la responsabilità
- Nel reato di bancarotta documentale il dolo specifico non si desume soltanto dalla scomparsa o dall'irregolare tenuta dei libri, ma da circostanze integrative (es. condotte distrattive, promesse non adempiute, atteggiamento volto a ostacolare gli accertamenti) che evidenzino la finalità di recare un ingiusto profitto o pregiudizio ai creditori
- Il principio di correlazione tra accusa e sentenza è violato solo se la sentenza modifica gli elementi essenziali del fatto imputato in modo tale da impedire la difesa; variazioni secondarie o chiarimenti non compromettono il diritto di difesa se l'imputato è stato comunque in grado di controbattere
- La concessione di misure sostitutive (es. lavoro di pubblica utilità) è valutazione discrezionale del giudice di merito: il diniego deve comunque essere motivato in chiave prognostica, correlando fattori ostativi all'effettiva realizzabilità delle prescrizioni
- Difesa pratica: in casi simili è fondamentale documentare vendite, incassi e trasferimenti (atti di vendita, ricevute, bonifici, registri) e cooperare col curatore; in mancanza di prove probatorie l'onere probatorio di spiegare la destinazione grava sull'amministratore
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