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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43655/2022 del 17/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per estorsione con aggravante di agevolazione mafiosa (artt. 629 e 416-bis.1 c.p.). Il ricorrente deduce vizi di motivazione e violazioni di legge: censura la presunta errata attribuzione di organicità all'associazione mafiosa, la carente valutazione degli elementi probatori (tra cui l'eccessiva rilevanza attribuita a un contatto telefonico il giorno dell'incendio e la mancata considerazione del contenuto delle intercettazioni e della consulenza tecnica di parte), la mancata indicazione della specifica condotta minacciosa e della sua entità, la possibile riqualificazione del fatto in esercizio arbitrario di diritti o violenza privata, l'assenza del dolo specifico richiesto dall'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p. e la sproporzione della misura cautelare rispetto alla presunta portata del fatto (valutazione delle esigenze cautelari, personalità dell'indagato e attualità del pericolo di reiterazione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse adeguatamente motivato le proprie valutazioni, avendo escluso i gravi indizi in ordine al reato associativo ma comunque individuato elementi sufficienti per ritenere sussistente l'estorsione aggravata. La Corte ha richiamato il principio per cui il sindacato in Cassazione non consente di rivedere il merito e la valutazione degli indizi se non vi è manifesta illogicità o carenza motivazionale derivabile dal testo del provvedimento. Ha inoltre specificato che la minaccia individuata era l'incendio e che la gravità dell'atto non si esaurisce nel danno ai muretti ma comprende le conseguenze dell'incendio e il concorso con soggetto legato a sodalizio pericoloso. Infine, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    Norma richiamata come fattispecie di estorsione contestata; la Corte ha ritenuto che gli elementi raccolti supportassero l'ipotesi estorsiva attraverso la minaccia realizzata con l'incendio

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante per avere agito al fine di agevolare associazione di tipo mafioso. La Corte ha ritenuto che il dolo specifico possa essere comunicato al concorrente che, pur non animato dal medesimo scopo, sia consapevole della finalità agevolatrice perseguita dal compartecipe

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in relazione al concorso di persone nel reato; la valutazione del ruolo dei concorsi è stata ritenuta congrua dal giudice di merito

  • art. 393 cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente tra le norme pertinenti; dal testo emerge che le doglianze processuali non hanno formato ostacolo alla motivazione del giudice di merito

  • art. 610 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente con riferimento a fattispecie alternative (violenza privata); la Corte ha ritenuto che la qualificazione come estorsione sia coerente con le finalità di procurare un ingiusto profitto

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma processuale citata dal ricorrente con riferimento a presunte violazioni; la Corte ha giudicato le censure generiche e inammissibili perché non dimostrano carenza o manifesta illogicità della motivazione

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato nella doglianza sulla proporzionalità della misura; il giudice di merito ha tuttavia motivato adeguatamente le esigenze cautelari

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Invocato in relazione ai presupposti della misura cautelare; la Corte ha ritenuto che il Tribunale del Riesame abbia valutato correttamente personalità, gravità del fatto e pericolo di reiterazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la conseguenza della declaratoria di inammissibilità: condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende

Massime di principio

  • Il sindacato della Corte di Cassazione sui provvedimenti cautelari è limitato alla verifica di legittimità e della presenza di manifesta illogicità o carenza motivazionale: non è consentita una nuova valutazione del merito o del peso degli indizi salvo che emerga un vizio evidente nel testo del provvedimento impugnato
  • L'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p. richiede un dolo con finalità di agevolazione mafiosa, che puo essere comunicato al concorrente se questi è consapevole della finalità agevolatrice perseguita dal compartecipe
  • La minaccia realizzata mediante un incendio può essere considerata una forma di intimidazione grave anche se il danno materiale immediato appare contenuto, dovendosi valutare le conseguenze e il contesto (esistenza di soggetti legati ad associazioni mafiose)
  • Per giustificare una misura cautelare personale è sufficiente la presenza di gravi indizi complessivi e la sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento delle prove, di reiterazione), valutate nel loro insieme e non in base a singoli elementi presi isolatamente
  • La riqualificazione del fatto in ipotesi meno gravi richiede elementi di fatto e diritto chiari e non può fondarsi su mere alternative difensive o su una diversa lettura plausibile degli atti, quando il giudice di merito ha argomentato le ragioni della qualificazione scelta
  • La proporzionalità della misura cautelare implica la valutazione della personalità dell'indagato e dell'attualità del pericolo di reiterazione, ma non esclude la custodia cautelare quando la gravità della condotta e il contesto indicano rischi concreti

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