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Cassazione Civile, Ordinanza n. 17667/2022 del 31/05/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (socio)

La controversia

Il socio aveva agito per far accertare la risoluzione del rapporto associativo e ottenere l'annotazione della perdita della qualità di socio con effetto dalla comunicazione di recesso inviata l'8 marzo 2005. Aveva dedotto di aver già ottenuto l'assegnazione definitiva dell'alloggio e di aver estinto ogni posizione debitoria verso la cooperativa; lamentava inoltre l'inerzia totale degli organi sociali, in violazione dei principi di correttezza e buona fede, poiché la cooperativa non aveva dato alcun riscontro alla richiesta. La Corte d'appello aveva ritenuto inoperante la clausola compromissoria e deciso nel merito contro il socio, affermando che il recesso invocato non era previsto dalla legge né dallo statuto, che non esisteva un diritto incondizionato di uscita, che serviva un provvedimento esplicito di accoglimento del consiglio di amministrazione e che la richiesta di annotazione retroattiva era inammissibile. Nel ricorso per cassazione sono stati dedotti: violazione delle norme sul recesso e sui principi di correttezza e buona fede; omessa/contraddittoria motivazione; violazione della disciplina del recesso recettizio; violazione dell'art. 34 d.lgs. 5/2003 per il recesso ad nutum in caso di introduzione della clausola arbitrale; censura sulle spese.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, dichiarando assorbiti tutti gli altri. Ha cassato la sentenza della Corte d'appello di Bari e ha rinviato la causa alla stessa Corte, in diversa composizione, affinché riesaminasse la vicenda alla luce del principio per cui il recesso del socio cooperatore è atto unilaterale recettizio e l'inerzia ingiustificata degli amministratori non può vanificarne l'esercizio. La Corte ha inoltre demandato al giudice di rinvio la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 2532 c.c.

    il recesso del socio cooperatore va comunicato alla società; gli amministratori devono esaminarlo entro sessanta giorni; il recesso produce effetto dalla comunicazione del provvedimento di accoglimento, ma l'inerzia o il rifiuto immotivato non possono tradursi in una compressione ingiustificata del diritto di recesso.

  • art. 2437, comma 3, c.c.

    il diritto di recesso non può essere escluso o reso eccessivamente gravoso; il principio si applica anche alle società cooperative.

  • art. 1359 c.c.

    se la condizione cui è subordinata l'efficacia del recesso non si avvera per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario al suo avveramento, la condizione si considera avverata.

  • art. 1175 c.c.

    richiamato quale parametro di correttezza nell'esecuzione del rapporto sociale.

  • art. 1375 c.c.

    richiamato quale parametro di buona fede nell'esecuzione del rapporto sociale.

  • art. 1334 c.c.

    richiamato nel motivo di ricorso in tema di efficacia dell'atto unilaterale recettizio.

  • art. 34 d.lgs. 5/2003

    invocato dal ricorrente quale base del recesso ad nutum in relazione all'introduzione della clausola compromissoria; la Corte non ne fa applicazione decisiva perché la censura resta assorbita dall'accoglimento del primo motivo.

  • art. 366 c.p.c.

    richiamato per escludere le eccezioni di inammissibilità del ricorso.

  • art. 369 c.p.c.

    richiamato per escludere l'improcedibilità del ricorso in relazione al deposito della sentenza impugnata.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    richiamato per la memoria depositata dal ricorrente.

Massime di principio

  • Il recesso del socio di società cooperativa, anche quando previsto dallo statuto e subordinato all'approvazione degli organi sociali, conserva natura di atto unilaterale recettizio e non si trasforma in un accordo bilaterale per il solo fatto che la sua efficacia richieda una deliberazione della società.
  • L'organo sociale investito dell'esame della richiesta di recesso esercita un potere discrezionale finalizzato alla tutela dell'interesse della società, ma tale potere non può tradursi in inerzia assoluta o in un diniego immotivato, perché ciò violerebbe i principi di correttezza e buona fede e svuoterebbe di contenuto il diritto di recesso.
  • Quando l'efficacia di un recesso è subordinata a una condizione o a un provvedimento societario e il mancato avveramento dipende dalla condotta della parte interessata al suo mancato avveramento, opera il meccanismo dell'art. 1359 c.c., per cui la condizione si considera avverata.
  • Nelle società cooperative lo scopo mutualistico non consente di escludere in via generale il recesso del socio dopo il conseguimento dell'assegnazione del bene, se lo statuto riconosce il diritto in presenza della perdita della possibilità di partecipare al perseguimento degli scopi sociali; occorre comunque verificare la specifica disciplina statutaria e la concreta posizione del socio.
  • La mancata risposta dell'organo amministrativo alla domanda di recesso deve essere valutata dal giudice come circostanza rilevante ai fini dell'efficacia del recesso e non può essere neutralizzata mediante una lettura che renda il diritto dipendente da un consenso societario arbitrariamente omesso.

Come è indicizzato

MaterieRecesso del socioAmministratoriMandato
RamiSocietarioContratti
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della prova

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