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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34319/2023 del 03/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Salerno del 27/03/2023 che aveva rigettato l'istanza di dissequestro e restituzione di una pen drive contenente documentazione relativa alla pratica fiscale denominata "Tambasco Maria", di un cellulare (Samsung Galaxy A10) con SIM e di un caricabatteria Huawei. L'indagato è sottoposto a indagine per (A) violazione, in concorso, dell'art. 316‑ter c.p. in relazione a cessioni di credito per fittizi lavori di ristrutturazione "Superbonus" (importo 225.234 euro), in qualità di tecnico progettista e asseveratore della CILAS; (B) violazione, in concorso, dell'art. 481 c.p. per false attestazioni nella relazione tecnica; (C) varie violazioni edilizie/urbanistiche per lavori abusivi. I motivi del ricorso al Riesame erano quattro: contraddittorietà e omessa motivazione (sostegno che eventuali lavori abusivi non incidono sulla regolarità della pratica e sulla cessione del credito), omissione di valutazione della legittimità del "progetto Tambasco" rispetto alla disciplina urbanistica, vizio di motivazione e violazione di legge circa la configurabilità dell'art. 316‑ter (mancanza del nesso causale tra il falso e l'erogazione), e incompetenza territoriale della Procura di Vallo della Lucania (asserita commissione del reato a Milano o a Roma). In sede di memoria difensiva è stato altresì richiamato un provvedimento del TAR che aveva annullato l'ordine di demolizione relativo a parti dell'immobile.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale del riesame fosse motivata e avesse correttamente valutato il fumus dei reati contestati, la riconducibilità degli elementi all'indagato e la pertinenza probatoria degli oggetti sequestrati (pen drive, cellulare, caricabatteria) rispetto alle ipotesi di reato. Il giudice di legittimità ha richiamato il principio secondo il quale, in sede di riesame del sequestro probatorio, si verifica l'astratta configurabilità del reato e l'idoneità degli elementi a rendere utili ulteriori indagini, non essendo richiesto un accertamento di merito sull'elemento soggettivo. Ha inoltre ritenuto legittimo il sequestro di dispositivi informatici ai sensi dell'art. 253 cod. proc. pen. Ha considerato irrilevante, ai fini della validità del sequestro, la dedotta incompetenza territoriale del pubblico ministero e ha escluso rilievo probatorio decisivo alla pronuncia del TAR sulla regolarità edilizia. Per tali ragioni il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 a titolo di ammenda per proposta di ricorso infondata.

Norme richiamate

  • art. 316‑ter cod. pen.

    Norma penale contestata per la presunta indebita percezione/illecita cessione di crediti collegati a lavori fittizi; la Corte osserva che, nella fase di riesame, è sufficiente l'astratta configurabilità del reato e la adeguata articolazione degli estremi fattuali per non disporre il dissequestro

  • art. 481 cod. pen.

    Contestata in relazione a false attestazioni nelle relazioni tecniche; la motivazione del riesame ha ritenuto sussistente il fumus anche rispetto a queste fattispecie

  • art. 253 cod. proc. pen.

    Norma sul sequestro probatorio: la Corte conferma che il sequestro di sistemi/dispositivi informatici è legittimo quando motivato dalla rilevanza probatoria del loro contenuto rispetto all'indagine

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 3465 del 03/10/2019 (Pirlo)

    Richiamata per il principio che il riesame verifica l'astratta configurabilità del reato e l'idoneità degli elementi a giustificare ulteriori indagini, non un giudizio di merito sull'accusa

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 19886 del 16/04/2014 (Garritano)

    Citata per il principio che il sequestro di dispositivi elettronici e sistemi informatici è legittimo quando la loro documentazione può risultare direttamente inerente alla condotta criminosa

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 9989 del 09/01/2018 (Lillo)

    Richiamata per il principio che l'incompetenza territoriale del pubblico ministero non invalida automaticamente gli atti di indagine quali il sequestro probatorio, trattandosi di criterio organizzativo tra uffici

Massime di principio

  • In materia di sequestro probatorio il riesame valuta l'astratta configurabilità del reato e la pertinenza degli oggetti sequestrati alla luce della necessità di acquisire ulteriori prove, non ridiscute il merito della fondatezza dell'accusa
  • Il sequestro di dispositivi informatici (pen drive, telefoni, hard disk) è legittimo se adeguatamente motivato dalla loro potenziale rilevanza probatoria rispetto all'indagine; la proporzionalità va valutata rispetto alle esigenze istruttorie
  • L'invocata incompetenza territoriale del pubblico ministero non costituisce, di per sé, motivo idoneo a dichiarare illegittimo il sequestro probatorio, perché tale incompetenza riguarda l'organizzazione interna degli uffici e non necessariamente la validità degli atti compiuti
  • Una pronuncia amministrativa (es. TAR) sulla regolarità edilizia non esclude automaticamente la configurabilità di illeciti penali collegati a documentazioni, attestazioni o modalità di cessione del credito; i profili amministrativi e penali sono valutati separatamente
  • Per ottenere il dissequestro è utile dimostrare specificamente che gli oggetti non sono pertinenti all'accusa, che il sequestro è sproporzionato rispetto alle esigenze di indagine o che manca ogni elemento idoneo a far ritenere l'astratta configurabilità del reato

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