Cassazione Penale, Sentenza n. 15659/2023 del 13/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la conferma della condanna per il reato di ricettazione: si contesta che i gioielli ricevuti fossero provento di furto commesso da Foderà ai danni della nonna Angela Savino, con la quale costui conviveva. La censura principale era che la convivenza avrebbe determinato una sorta di "comunione" dei beni domestici, rendendo non provata l'altruità della proprietà e quindi non integrato il reato presupposto (furto).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili ritenendo la doglianza manifestamente infondata: la convivenza non determina comunione dei beni né cancella la titolarità individuale degli oggetti, e le sentenze di merito evidenziavano il riconoscimento dei preziosi come appartenenti ad Angela Savino. Per l'inammissibilità è stata disposta la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Sentenza a motivazione semplificata.
Norme richiamate
Il motivo d'impugnazione evocava la necessità di provare il reato presupposto (furto) per integrare la ricettazione; la Corte ricorda implicitamente che la prova dell'altruità è richiesta ma la convivenza non è di per sé sufficiente a escluderla.
art. 648 cod. pen. (ricettazione)
La condanna per ricettazione è confermata in presenza di elementi che collegano i ricorrenti alla disponibilità di beni provenienti da furto; la valutazione di merito (riconoscimento dei preziosi da parte della presunta vittima) è ritenuta adeguata.
art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020
Richiamato per spiegare che il procedimento si è celebrato con contraddittorio scritto; rilevante ai fini processuali ma non decisivo sul merito della questione di fatto/diritto principale.
Applicato per disporre le conseguenze economiche dell'inammissibilità del ricorso: condanna alle spese e applicazione della sanzione in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- La sola convivenza di fatto non implica comunione dei beni: la titolarità degli oggetti resta individuale salvo prova contraria (documenti, atti traslativi, manifestazioni di volontà).
- Per la ricettazione è necessario che i beni provengano da un furto o altro reato contro il patrimonio e che chi li detiene sappia o possa ragionevolmente conoscere la loro illecita provenienza; il riconoscimento del proprietario è elemento probatorio rilevante.
- La remissione di querela o l'improcedibilità del reato presupposto non necessariamente escludono la responsabilità per ricettazione quando ci siano prove autonome della provenienza illecita dei beni.
- In sede di cassazione, censure basate su una rivalutazione puramente fattuale (es. diversa interpretazione della convivenza o del riconoscimento dei beni) possono essere dichiarate manifestamente infondate e quindi inammissibili; è utile focalizzarsi su profili di diritto e vizi processuali per ottenere un esame pieno.
- Chi intende difendersi in casi simili dovrebbe documentare la titolarità dei beni (prove di acquisto, registrazioni), la legittima disponibilità o il consenso alla detenzione, e attenuare prove che indichino consapevolezza dell'illecita provenienza; viceversa chi accusa dovrebbe acquisire dichiarazioni della presunta vittima e altri riscontri oggettivi.
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