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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30514/2025 del 10/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Tribunale di Catanzaro, accogliendo un'eccezione difensiva, ha disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero ritenendo che il reato di cui agli artt. 624-bis e 625 c.p. non rientrasse nei casi di citazione diretta ai sensi dell'art. 550, comma 3, c.p.p., e quindi che il P.M. dovesse procedere con richiesta di rinvio a giudizio. Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza in cassazione sostenendo che il provvedimento fosse abnorme perché fondato su un errore di diritto: secondo il ricorrente, in base all'orientamento consolidato e alle modifiche legislative (in particolare L. n. 103/2017), per il delitto di cui all'art. 624-bis c.p. l'azione penale deve essere esercitata con citazione diretta a giudizio, e il provvedimento del Tribunale avrebbe imposto al P.M. di compiere un'attività 'contra legem', determinando la regressione e la stasi del procedimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: il provvedimento impugnato non è abnorme e pertanto non ricorribile per cassazione. Il Collegio ha condiviso l'orientamento di recente giurisprudenza (tra cui la pronuncia Sez. U. n. 37502/2022, "Scarlini") secondo cui la restituzione degli atti al pubblico ministero affinché eserciti l'azione con richiesta di rinvio a giudizio non integra abnormità quando dalla nuova attività del P.M. non derivi una nullità insanabile o una stasi irreversibile del processo. La Corte ha richiamato la distinzione tra abnormità strutturale e funzionale, affermando che qui non ricorre né l'una né l'altra: il Giudice ha esercitato un potere previsto dall'art. 550, c.3 c.p.p. e la regressione del procedimento è superabile dal P.M. con una nuova iniziativa senza produrre nullità di rilievo tale da impedire la prosecuzione del processo.

Norme richiamate

  • art. 624-bis cod. pen.

    Delitto di truffa nello specifico settore (citato nel provvedimento come reato a carico degli imputati)

    La Corte prende atto delle modifiche normative e del dibattito giurisprudenziale sull'operatività della citazione diretta per questo reato, ma non ritiene che la restituzione degli atti al P.M. per richiesta di rinvio integri di per sé un atto abnorme

  • art. 625 cod. pen.

    Aggravante richiamata nel capo d'imputazione

    Richiamato come circostanza aggravante; non incide sul giudizio di abnormità del provvedimento processuale

  • art. 550, comma 3, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i casi di citazione diretta a giudizio

    E' la norma richiamata dal Tribunale per giustificare la restituzione degli atti al P.M.; la Corte riconosce che il giudice può avvalersi del potere previsto dall'art. 550, c.3 e che un'interpretazione difforme non rende automaticamente il provvedimento abnorme

  • art. 33-sexies cod. proc. pen.

    Richiamato nelle decisioni di legittimità relative all'abnormità

    Citato nella giurisprudenza per ipotesi in cui il GUP, investito di richiesta di rinvio, restituisca gli atti al P.M. sull'erroneo presupposto dell'obbligo di citazione diretta; la Corte richiama tale pronuncia per distinguere i casi in cui la restituzione determina un'obbligo produttore di nullità

  • art. 178, lett. c, cod. proc. pen.

    Nullità di ordine generale a regime intermedio

    Riferita nella motivazione per spiegare quando l'esercizio errato dell'azione penale (es. citazione diretta per reato che richiede udienza preliminare) può produrre una nullità di rilievo intermedio; la Corte osserva che l'ipotesi inversa (restituzione per richiesta di rinvio) non dà luogo alla stessa nullità

  • L. n. 103 del 2017

    Modifiche apportate all'art. 624-bis c.p.

    Richiamata dal ricorrente a sostegno della tesi che per il 624-bis si debba procedere mediante citazione diretta; la Corte prende atto delle modifiche ma ritiene che l'interpretazione difforme del Tribunale non renda abnorme il suo provvedimento

  • L. 26 aprile 2019, n. 36

    Aumento dei limiti edittali richiamato nella motivazione

    Menzi onata come elemento del quadro normativo rilevante nelle questioni interpretative, ma non decisiva ai fini della qualificazione di abnormità del provvedimento impugnato

Massime di principio

  • La restituzione degli atti dal giudice al pubblico ministero per esercitare nuovamente l'azione penale con richiesta di rinvio a giudizio non è di per sé abnorme: diventa abnorme solo se impone al P.M. un adempimento che comporti una nullità insanabile o una stasi irreversibile del procedimento.
  • Occorre distinguere tra abnormità strutturale (provvedimento avulso dall'ordinamento o adottato oltre i limiti del potere) e abnormità funzionale (provvedimento che determina regressione/stasi del procedimento); la sussistenza dell'una o dell'altra richiede valutazioni specifiche e non ogni violazione formale è abnormità.
  • Se il provvedimento del giudice impone al P.M. di compiere un atto che poi renderebbe nulla una fase processuale garantita (ad es. soppressione di un passaggio giurisdizionale imprescindibile), allora può configurarsi abnormità funzionale; viceversa, se il P.M. può rimediare esercitando nuovamente l'azione senza creare nullità rilevanti, l'impugnazione per cassazione per abnormità sarà difficilmente accoglibile.
  • In presenza di dubbi interpretativi su quale sia la modalità corretta di esercizio dell'azione penale (citazione diretta vs richiesta di rinvio), la scelta difforme del giudice non determina automaticamente abnormità, purché la scelta non impedisca la prosecuzione regolare del processo o non comporti una nullità insuperabile.
  • Per valutare l'abnormità è cruciale accertare l'effetto concreto del provvedimento sul prosieguo del processo: se esiste uno strumento rapido e adeguato nel sistema processuale per rimuovere l'anomalia, l'impugnazione straordinaria per abnormità sarà generalmente inammissibile.

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