Cassazione Penale, Sentenza n. 44831/2022 del 24/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte di appello di L'Aquila che lo aveva confermato condannato per detenzione di stupefacenti a scopo di cessione (art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990). Denunciava la nullita della decisione per violazione dell'art. 420-ter c.p.p., sostenendo di non aver potuto partecipare all'udienza per impedimento legittimo e assoluto: era detenuto per altra causa ed era citato, nella stessa data, davanti al Tribunale di Teramo, circostanza tempestivamente comunicata con istanza di rinvio del difensore.
La decisione
La Corte di legittimita ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto dagli atti che l'imputato avesse invece espresso rinuncia a comparire e che il suo difensore fosse effettivamente presente in udienza pur avendo inviato istanza di rinvio, non rappresentando la diversa volonta asserita dall'imputato. Ha osservato inoltre che eventuali nullita di regime intermedio non erano state eccepite in udienza e risultavano quindi sanate. Per effetto dell'inammissibilita, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 4
non presente nel testo integrale della sentenza riportata
Norma sostanziale che punisce la detenzione di sostanze stupefacenti a scopo di cessione, titolo di reato per cui l'imputato era stato condannato
codice di procedura penale, art. 420-ter
non riprodotta testualmente nel testo fornito
Richiamata dal ricorrente come norma che tutela l'impedimento legittimo dell'imputato ad essere presente; la Corte ha ritenuto dai verbali che si trattava di una rinuncia e non di un impedimento assoluto, escludendo pertanto la nullita invocata
codice di procedura penale, art. 616
non riprodotta testualmente nel testo fornito
Norma applicata dalla Corte per condannare il proponente del ricorso al pagamento delle spese e di una somma a favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato
Corte Costituzionale, sentenza n. 186 del 13 giugno 2000
citata nella sentenza ma non riportata integralmente
Richiamata come principio secondo cui la mancata colpa dell'interessato nella determinazione della causa può escludere la misura della sanzione; nel caso concreto la Corte ha ritenuto evidente difetto di diligenza e ha comunque irrogato la somma
Massime di principio
- La dichiarazione di impedimento dell'imputato deve risultare chiaramente dagli atti e, se possibile, essere confermata dal difensore in udienza; se l'imputato o il difensore in dibattimento rinunciano alla comparizione, l'eccezione di nullita per impedimento puo essere considerata inammissibile
- La presenza del difensore in udienza come parte integrante del processo puo essere valutata come surrogazione dell'interesse dell'imputato: se il difensore partecipa e non eccepisce l'impedimento, la contestazione successiva rischia di essere considerata sanata
- Se si deduce la mancata concessione di un rinvio, il ricorso di legittimita dovrebbe essere autosufficiente e allegare il provvedimento di rigetto o altri elementi probatori del diniego, altrimenti si puo incorrere in difetto di autosufficienza
- Le nullita di regime intermedio non eccepite tempestivamente in udienza possono considerarsi sanate e sottratte al sindacato di legittimita
- In caso di ricorso manifestamente infondato il proponente puo essere condannato a pagare le spese e una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; quindi valutare attentamente la fondatezza procedurale prima di impugnare
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