Cassazione Penale, Ordinanza n. 09083/2025 del 04/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha confermato la valutazione del Tribunale di Mantova secondo cui non era ravvisabile un medesimo disegno criminoso tra i reati esaminati, perché essi erano eterogenei, commessi a distanza di mesi, con modalità e causali diverse. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (giudice)
La controversia
L'interessato ha proposto ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Mantova che aveva respinto la richiesta di applicare la continuazione tra reati già oggetto di tre diverse sentenze: ricettazione e detenzione di armi commessi il 15/12/2016, appropriazione indebita commessa l'08/02/2016 e truffa commessa sino al 23/10/2015. Il tribunale aveva escluso l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, ritenendo le condotte espressione di una mera tendenza a delinquere. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge sostenendo che la continuazione dovesse essere riconosciuta per la brevità dell'arco temporale tra i reati, per l'omogeneità dei fatti, tutti asseritamente lesivi del patrimonio, e per il contesto unitario dell'attività agricola. Con memoria successiva ha anche contestato l'assegnazione del ricorso alla settima sezione, ritenendolo ammissibile e fondato. La Corte ha però ritenuto il ricorso manifestamente infondato, perché l'ordinanza impugnata aveva correttamente distinto la continuazione dalla mera inclinazione a reiterare reati, valorizzando l'eterogeneità dei fatti, la distanza temporale, le diverse modalità esecutive e l'assenza di un credibile programma originario unitario.
Norme richiamate
La continuazione richiede una programmazione unitaria, almeno generica, dei reati; non è sufficiente la mera inclinazione a delinquere o la reiterazione di condotte criminose nel tempo.
In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- La continuazione tra reati presuppone la prova di un medesimo disegno criminoso originario, anche solo nelle sue linee essenziali; la sola serialità delle condotte non basta.
- La distanza temporale significativa tra i fatti, insieme alla loro eterogeneità e alla diversità delle modalità esecutive e delle causali, può escludere la configurabilità della continuazione.
- Non è sufficiente invocare l'appartenenza dei reati a un generico contesto di vita o di attività lavorativa per dimostrare l'unicità del disegno criminoso; occorre un nesso logico-teleologico concreto tra le condotte.
- Quando il ricorso per cassazione si risolve nella riproposizione di censure già incompatibili con la motivazione del provvedimento impugnato, e queste risultano manifestamente infondate, il ricorso è dichiarato inammissibile.
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