Cassazione Penale, Sentenza n. 47248/2024 del 20/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva ratificato la sospensione cautelativa degli arresti domiciliari esecutivi disposta dal Magistrato di sorveglianza e aveva disposto la prosecuzione della pena in carcere. Il ricorrente denunciava violazione di legge e carenza di motivazione per la mancata valutazione complessiva della condotta tenuta durante gli arresti domiciliari: la decisione si sarebbe limitata a considerare una singola violazione (l'essere stato sorpreso in compagnia di un pregiudicato e aver fornito una giustificazione di lavoro risultata falsa) senza prendere in debita considerazione il comportamento precedente, l'attività lavorativa regolarmente svolta e l'assenza di segnalazioni
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza avesse correttamente svolto la verifica richiesta in sede di art. 51-ter ord. pen., motivando la revoca degli arresti domiciliari con riferimento alla gravità della violazione contestata, alla personalità del condannato e ai precedenti per reati (spaccio, armi, ricettazione). Il Tribunale ha anche considerato che l'incontro con il pregiudicato riguardava una persona con precedenti per stupefacenti e che la giustificazione di lavoro risultava infondata (magazzino chiuso), configurando violazione delle prescrizioni di uscita. La Corte ha confermato che la revoca non è automatica ma è motivata e proporzionata nel caso concreto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali
Norme richiamate
art. 656, comma 10, cod. proc. pen.
Disciplina la sospensione cautelativa degli arresti domiciliari esecutivi; nel caso in cui sia disposta dal magistrato di sorveglianza, esso giustifica una successiva istruttoria del tribunale di sorveglianza sui presupposti per l'ammissione alla misura alternativa
art. 47-ter ord. pen. (sesto comma)
Indica le situazioni di incompatibilita che possono giustificare la sospensione cautelativa della misura alternativa; la presenza di tali situazioni legittima il provvedimento del magistrato di sorveglianza
Attribuisce al tribunale di sorveglianza il compito di effettuare una verifica compiuta dei presupposti per l'ammissione alla misura alternativa, valutando le condotte contestate insieme alle complessive acquisizioni sul comportamento del condannato
Massime di principio
- In caso di sospensione cautelativa degli arresti domiciliari il tribunale di sorveglianza svolge una valutazione completa dei presupposti per l'ammissione o la prosecuzione della misura alternativa e non si limita a convalidare o annullare il provvedimento cautelativo
- La revoca della misura alternativa non è automatica per una singola violazione, ma può essere giustificata se la violazione, valutata unitamente alla gravità dei reati e ai precedenti del detenuto, dimostra incompatibilità con la prosecuzione della prova
- Elementi che aggravano la valutazione: tipo di reato in espiazione (es. stupefacenti, armi), frequentazione di persone con analoghi precedenti, false giustificazioni sulle uscite autorizzate, mancata corrispondenza tra attività dichiarata e riscontri oggettivi
- Elementi che possono mitigare e che il difensore dovrebbe documentare: storia di rispetto continuativo delle prescrizioni, prove concrete dell'attività lavorativa (busta paga, documenti del datore di lavoro), testimonianze che l'incontro sia stato casuale e non collegato ad attività criminose
- Per opporsi efficacemente a una revoca è necessario ottenere e produrre prove specifiche che contestino le risultanze oggettive (es. orari di lavoro, aperture del luogo di lavoro, dichiarazioni del datore) e richiedere motivazione dettagliata sul significato concreto delle condotte ritenute incompatibili
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