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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28594/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Torino, con decreto 13/05/2024, aveva dichiarato inammissibile il "reclamo avverso decisione sul reclamo" presentato dal detenuto per carenza di interesse in relazione al suo trasferimento presso altra struttura. Il ricorrente impugnava tale decreto; deduceva che il Presidente non poteva dichiarare de plano l'inammissibilità del reclamo ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p., denunciava l'opacità del provvedimento (mancanza di data, oggetto, elementi utili) e contestava la valutazione di carenza di interesse richiamando il principio della perpetuatio jurisdictionis (art. 677 c.p.p.).

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha stabilito che il Presidente non poteva avvalersi del procedimento semplificato ex art. 666, comma 2, c.p.p. per dichiarare l'inammissibilità di un reclamo che costituisce impugnazione avverso decisione del Magistrato di Sorveglianza: l'inammissibilità per le ragioni tassative dell'art. 591 c.p.p. deve essere dichiarata dal giudice dell'impugnazione (ossia dal Collegio). Ne è conseguito l'annullamento senza rinvio del decreto impugnato e la trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza di Torino per la decisione sul reclamo.

Norme richiamate

  • art. 666, comma 2, cod. proc. pen.

    La Corte precisa che l'emissione "de plano" di un decreto di inammissibilità ex art. 666, comma 2, c.p.p. è limitata a richieste identiche già rigettate o prive delle condizioni previste direttamente dalla legge; non è applicabile al reclamo al Tribunale di Sorveglianza avverso decisioni del Magistrato, che rientra nel genus delle impugnazioni.

  • art. 591, cod. proc. pen.

    Secondo la Corte, l'inammissibilità per le ragioni tassative indicate nell'art. 591 deve essere dichiarata con ordinanza dal giudice dell'impugnazione (quando organo collegiale, dal Collegio): dunque competenza del Collegio, non del Presidente.

  • art. 35‑bis Ord. pen.

    Norma formale richiamata quale disciplina del reclamo in materia di sorveglianza; la Corte utilizza il richiamo per qualificare il gravame come impugnazione che richiede il rispetto delle regole proprie del rito d'impugnazione.

  • art. 24 Cost.

    Invocato dal ricorrente quale garanzia del diritto di difesa e di accesso alla giustizia; la pronuncia della Corte, annullando il decreto, tutela indirettamente tale diritto procedurale opponendosi a decisioni amministrative procedimentali che impediscano l'esame collegiale dell'impugnazione.

  • art. 677, cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente con riferimento al principio della perpetuatio jurisdictionis; la Corte, assorbendo il motivo, non ha ritenuto sufficiente la sola eccezione del trasferimento per giustificare la declaratoria de plano di inammissibilità da parte del Presidente.

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; citata come base formale del ricorso del detenuto alla Corte di Cassazione.

Massime di principio

  • Il procedimento semplificato ex art. 666, comma 2, c.p.p. consente il decreto di inammissibilità "de plano" solo in fattispecie particolari (istanze identiche già rigettate o prive di condizioni previste dalla legge) e non è applicabile agli impugnazioni che rientrano nel genus del reclamo al Tribunale di Sorveglianza.
  • L'inammissibilità fondata sulle ragioni tassative dell'art. 591 c.p.p. dev'essere dichiarata dal giudice dell'impugnazione (organo collegiale/Collegio) e non dal Presidente: pertanto, se un Presidente dichiara inammissibile un reclamo di tal genere, la decisione è impugnabile e suscettibile di annullamento.
  • Nei reclami avverso decisioni del Magistrato di Sorveglianza è essenziale che il provvedimento che dichiara l'inammissibilità sia chiaro e motivato (indichi oggetto, data e ragioni): l'assenza di tali elementi rende il provvedimento vulnerabile.
  • Il trasferimento del detenuto non elimina automaticamente l'interesse a impugnare: il principio della perpetuatio jurisdictionis può mantenere l'interesse e va valutato, ma non giustifica di per sé una declaratoria de plano da parte del Presidente.
  • In situazioni analoghe, conviene impugnare i decreti di inammissibilità pronunciati dal Presidente quando riguardino reclami/impugnazioni, chiedendo la pronuncia collegiale; è possibile ottenere l'annullamento e la rimessione al Collegio per la decisione di merito.

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