Cassazione Penale, Sentenza n. 14769/2025 del 14/04/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 16/07/2024 della Corte d'appello di Catania che aveva rigettato la richiesta di rideterminazione della pena ex art. 657 cod. proc. pen. per il riconoscimento del computo di periodi di detenzione già scontati (anche per periodi anteriori a successive condanne) in relazione a condanne per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e altri reati connessi, nonché all'applicazione del principio di fungibilità della pena nei casi di reato permanente e di continuazione tra più reati. Il ricorrente sosteneva che il giudice dell'esecuzione non aveva adeguatamente accertato il momento di commissione del reato associativo e non aveva valutato la possibilità di imputare alla pena eseguita senza titolo la differenza formatasi in sede di continuazione.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato il principio secondo cui l'art. 657, comma 4, c.p.p. consente il computo della custodia cautelare o della pena scontata per reato diverso solo se tali periodi sono successivi alla commissione del reato per il quale va eseguita la pena. Ha ribadito che, quando si discute di fungibilità per reati unificati per continuazione, il reato continuato va scisso nelle singole violazioni per individuare quali siano state commesse prima della detenzione senza titolo; non è possibile imputare automaticamente alla pena in esecuzione la differenza derivante dal riconoscimento della continuazione. Nel caso concreto il giudice dell'esecuzione aveva correttamente rilevato che i periodi di detenzione indicati erano anteriori alla commissione o alla cessazione della permanenza del reato associativo e che, pertanto, la fungibilità non poteva operare. Il ricorrente è stato anche condannato alle spese processuali e a pagare alla Cassa delle ammende la somma di euro 3.000,00.
Norme richiamate
Limita il computo della custodia cautelare o della pena espiata per reato diverso al caso in cui tali periodi siano successivi alla commissione del reato per il quale deve essere determinata la pena; principio applicato restrittivamente per evitare indebiti crediti di pena.
Fondamento per la condanna alle spese di giudizio a carico del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso.
art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti)
Norma sostanziale contestata nel procedimento di condanna (associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti); la Corte ha scisso tale reato rispetto ad altri ai fini dell'accertamento dei tempi di commissione e della permanenza.
Reato di associazione di tipo mafioso: la Corte ha considerato la cessazione della condotta associativa quale elemento cronologico rilevante per escludere la fungibilità dei periodi di detenzione anteriori.
Riferimento ai reati di tentata estorsione e di estorsione aggravata contestati nelle condanne pregresse e presi in considerazione nel complesso delle pene eseguite e valutate ai fini del riconoscimento della continuazione.
Richiamato implicitamente per il principio di scissione del reato continuato nelle singole violazioni ai fini dell'individuazione delle fattispecie commesse prima della detenzione senza titolo.
d.l. 13 maggio 1991, n. 152 (conv. dalla legge 12 luglio 1991, n. 203), art. 7
Norma che aggravava le fattispecie per connessione mafiosa e che figura tra le circostanze aggravanti delle condanne valutate; rilevante sul piano della qualificazione delle condanne originarie.
Sez. 1, n. 12937 del 12/11/2015 (Micheletti)
Giurisprudenza della Cassazione che sottolinea la ratio dell'art. 657 c.p.p.: impedire che crediti di pena favoriscano la commissione di nuovi reati; principio usato dalla Corte per negare un'applicazione estensiva della fungibilità.
Sez. 1, n. 6072 del 24/05/2017 (Di Perna)
Giurisprudenza che chiarisce come, in caso di continuazione, occorra scindere il reato continuato nelle singole violazioni per individuare quelle commesse prima della detenzione e stabilire l'aliquota di aumento da imputare; afferma che la fungibilità non opera per reati permanenti quando la permanenza cessa dopo l'espiazione senza titolo.
Massime di principio
- L'art. 657, comma 4, c.p.p. consente il computo di custodia cautelare o pena scontata per reato diverso solo se tali periodi sono successivi alla commissione del reato per il quale va eseguita la pena.
- Il riconoscimento della continuazione tra reati non comporta automaticamente che la differenza tra cumulo materiale e pena complessiva possa essere imputata alla pena in esecuzione; occorre scindere il reato continuato nelle singole violazioni per determinare quali parti siano imputabili a periodi anteriori alla detenzione senza titolo.
- Nei reati permanenti la fungibilità delle pene espiate senza titolo non opera se la permanenza è cessata dopo l'espiazione senza titolo: la data di cessazione della permanenza è cruciale per il computo.
- Il ricorrente ha l'onere di indicare elementi temporali concreti e comprovati (date di commissione o di cessazione della permanenza) per poter contestare il giudizio dell'esecuzione; l'assenza di tali indicazioni può rendere il ricorso generico e inammissibile.
- La giurisprudenza di legittimità tende a interpretare restrittivamente i meccanismi che consentirebbero accrediti di pena al fine di evitare che i benefici processuali agevolino la commissione di ulteriori reati.
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