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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04396/2025 del 03/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto non censurabili le valutazioni di merito della Corte territoriale, perché sorrette da motivazione congrua e non manifestamente illogica. In conseguenza dell'inammissibilità ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che lo aveva condannato per detenzione di cocaina e per plurime cessioni della stessa sostanza. Con il primo motivo ha dedotto vizio di motivazione e violazione di legge sull'attribuzione della detenzione di 32 grammi di cocaina rinvenuti in un appartamento condiviso da più persone, sostenendo che la sostanza non fosse riferibile a lui. Con il secondo motivo ha contestato la mancata qualificazione dei fatti ai sensi dell'ipotesi di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. Con il terzo motivo ha censurato il diniego delle circostanze attenuanti generiche. Con il quarto motivo ha dedotto violazione di legge in relazione al trattamento sanzionatorio. La Corte di cassazione ha ritenuto che le doglianze riproponessero censure di merito già esaminate e sollecitassero una nuova valutazione del materiale istruttorio, preclusa in sede di legittimità; ha inoltre valorizzato la motivazione della Corte d'appello, ritenuta congrua e non manifestamente illogica, fondata su elementi quali il rinvenimento della droga in area comune accessibile, la presenza di bilancini e materiale per il confezionamento, denaro contante, telefoni cellulari con contatti con gli acquirenti, l'ammissione della cessione di stupefacenti, il quantitativo complessivo e l'elevato grado di purezza, nonché la condotta successiva dell'imputato.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    L'ipotesi di lieve entità è stata esclusa in ragione del numero elevato di dosi, dell'elevato grado di purezza, della non occasionalità e strutturazione dell'attività di spaccio e della sua prosecuzione nel tempo e in luoghi diversi.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito ottenere una nuova valutazione del merito mediante la riproposizione delle stesse censure già dedotte in appello, quando la sentenza impugnata sia sorretta da motivazione congrua e non manifestamente illogica.
  • La detenzione di stupefacente rinvenuto in un'abitazione condivisa può essere attribuita anche a uno degli occupanti quando emergano indici fattuali univoci di disponibilità e gestione della droga, quali la collocazione in area comune facilmente accessibile, la presenza di strumenti per il confezionamento, denaro provento dell'attività e contatti con gli acquirenti.
  • La qualificazione del fatto nella ipotesi di lieve entità in materia di stupefacenti va esclusa quando il fatto presenti un significativo disvalore complessivo, desumibile da quantità elevata, alto principio attivo, pluralità e protrazione delle cessioni, inserimento non occasionale nel circuito dello spaccio e capacità organizzativa dell'agente.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la determinazione della pena non sono sindacabili in cassazione se il giudice di merito dà conto, in modo non illogico, degli elementi negativi valorizzati ai fini del trattamento sanzionatorio.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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