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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 919/2024 del 10/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che confermava il sequestro preventivo di 92.300,00 euro disposto dal GIP. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza del fumus commissi delicti e sull'esigenza cautelare preventiva, lamentando: (i) che la Corte di cassazione aveva annullato senza rinvio la precedente ordinanza di custodia cautelare per mancanza di gravi indizi (escludendo l'aggravante di cui all'art. 416-bis.1), con effetto sul giudizio di fumus; (ii) la mancata considerazione da parte del Tribunale dei redditi leciti 2020-2022 e delle donazioni ricevute; (iii) il travisamento delle dichiarazioni della persona offesa in sede di indagini difensive; (iv) l'assenza dei presupposti per il sequestro finalizzato alla confisca ex art. 240-bis c.p. e la mancata evidenziazione di tale finalità nel provvedimento originario; (v) la distanza temporale (fatti 2018 vs sequestro 2023) incompatibile con la ragionevolezza temporale richiesta.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato come infondato. La Corte ha ricordato il limite dell'art. 325 c.p.p. che ammette in Cassazione i ricorsi contro ordinanze di riesame delle misure reali solo per violazione di legge, consentendo l'esame dei soli vizi di motivazione radicali (error in iudicando/procedendo). Sul merito ha ritenuto che: (a) la pronuncia di annullamento senza rinvio della custodia cautelare non ha intaccato la gravità indiziaria del reato di estorsione, essendosi limitata a escludere la circostanza aggravante di cui all'art. 416-bis.1; (b) il sequestro è stato adottato anche ai fini della confisca quale profitto di estorsione ex art. 240-bis c.p., e tale finalità emergeva dal provvedimento genetico; (c) il Tribunale ha valutato la situazione reddituale del ricorrente e ritenuto la somma non proporzionata ai redditi leciti prodotti, decideva quindi legittimamente per la confisca allargata; (d) la distanza temporale tra fatti e sequestro non è risultata tale da rendere irragionevole il provvedimento; (e) il periculum in mora era concreto in relazione alla natura volatile del denaro. Le deduzioni del ricorrente che attaccavano la consistenza della motivazione sono inammissibili in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Limita in Cassazione i ricorsi avverso ordinanze di riesame sulle misure reali alle sole violazioni di legge, escludendo il sindacato esteso sui vizi logici della motivazione salvo che siano vizi così radicali da rendere il provvedimento privo dei requisiti minimi.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamato per sottrarre dal sindacato di legittimità i meri vizi logici della motivazione; la Corte ribadisce che tali censure non sono generalmente ammissibili nei ricorsi di cui all'art. 325 c.p.p.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma sulla confisca per sproporzione che consente il sequestro e la successiva confisca di beni ritenuti profitto del reato o ingiustificatamente sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati; la Corte ha ritenuto fondata l'applicazione di tale istituto al denaro sequestrato come presunto profitto dell'estorsione.

  • art. 416-bis cod. pen.

    circostanza aggravante (richiamata come 'art. 416-bis.1' nel testo)

    L'aggravante è stata esclusa nella precedente ordinanza di custodia cautelare (annullata senza rinvio), ma ciò non ha automaticamente cancellato la gravità indiziaria del reato di estorsione nel suo complesso.

  • Giurisprudenza di legittimità

    Sez.U. n.25932 del 2008 (Ivanov); Sez.5, n.35532 del 25/06/2010 (Angelini); Sez.U. n.5876 del 2004 (Bevilacqua)

    Principi richiamati sulla limitazione del sindacato della Corte di Cassazione in tema di riesame delle misure reali e sulla nozione di 'violazione di legge' comprensiva dei vizi motivazionali tanto gravi da rendere nullo l'apparato argomentativo.

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione contro ordinanze di riesame di misure reali è ammissibile principalmente per violazioni di legge; le censure che riguardano valutazioni di merito o la consistenza della motivazione sono nella generalità dei casi inammissibili.
  • La confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p.) può giustificare il sequestro preventivo quando il bene apparisce sproporzionato rispetto ai redditi leciti dichiarati e può essere ritenuto profitto del reato; il giudice deve valutare la compatibilità economica tra disponibilità patrimoniali e redditi.
  • L'annullamento di una misura cautelare personale (es. custodia in carcere) per una specifica ragione non invalida automaticamente altre valutazioni cautelari, specie quelle reali finalizzate alla confisca, salvo che la decisione abbia inciso direttamente sulla gravità indiziaria del reato in modo pieno e generale.
  • La distanza temporale tra fatti reato e acquisizione di beni non esclude automaticamente il sequestro: occorre una valutazione di ragionevolezza temporale e della possibile riconducibilità dei beni ai proventi illeciti.
  • Nella valutazione del 'periculum in mora' può essere rilevante la natura del bene (es. denaro liquido) per la sua facilità di dispersione, giustificando misure reali cautelari per preservare l'efficacia della confisca.
  • I vizi motivazionali devono essere così gravi (apparato argomentativo mancante o privo dei minimi requisiti di coerenza, completezza e ragionevolezza) per consentire l'intervento della Cassazione anche su questioni che in altro caso sarebbero di merito.

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