Cassazione Penale, Sentenza n. 9097/2025 del 04/03/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza d'appello che confermava la condanna per tentata rapina aggravata e lesioni. Il ricorrente deduce: 1) errata qualificazione giuridica dei fatti come tentata rapina invece che furto, poichè manca il nesso causale tra violenza e sottrazione del cellulare; 2) illegittima applicazione della recidiva ai sensi dell'art. 99 c.5 cod.pen., sostenendo che i precedenti non sono qualificati rispetto al nuovo fatto; 3) vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio e sul diniego delle circostanze attenuanti generiche, per mancata e non specifica motivazione della Corte.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Motivi: le conclusioni difensive sono state depositate tardivamente in violazione dell'art. 611 cod. proc. pen.; il primo motivo (qualificazione del fatto) è manifestamente infondato in quanto il materiale probatorio (dichiarazioni della persona offesa, verbalizzante e il ritrovamento del cellulare in possesso dell'imputato) conforta la lettura della violenza finalizzata all'impossessamento e alla fuga; il secondo motivo (recidiva) è inammissibile poiché la questione non era stata formulata specificamente in appello e quindi non ha determinato effetto devolutivo; il terzo motivo è infondato perché la Corte d'appello ha fornito motivazione adeguata sul diniego delle attenuanti, richiedendo elementi specifici che la difesa non ha indicato. Conseguenze: dichiarazione di inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
termine di deposito delle conclusioni (non oltre cinque giorni prima dell'udienza)
La Corte ha escluso le conclusioni trasmesse tardivamente (meno di 24 ore prima dell'udienza), ritenendo inapplicabile il loro esame per violazione del termine previsto
La norma sull'aggravante della recidiva è richiamata dalla difesa; la Corte rileva che la relativa censura non è stata specificamente dedotta in grado d'appello e quindi non devoluta alla Cassazione
circostanze attenuanti generiche
La Corte d'appello ha valutato gli elementi ai fini dell'applicazione delle attenuanti generiche e ha motivato il diniego per assenza di elementi concreti e di resipiscenza dell'imputato
art. 606 cod. proc. pen. comma 3 (ultima parte)
inammissibilità del ricorso per Cassazione che deduca questioni non oggetto di motivi di appello
La Cassazione richiama il principio per cui questioni non devolute in appello o dedotte genericamente e poi specificate in Cassazione sono inammissibili
Massime di principio
- La qualificazione giuridica (es. rapina vs furto) sarà confermata se dal materiale probatorio emerge che la violenza è funzionale all'impossessamento e/o alla fuga; ricostruzioni alternative non supportate da elementi probatori concreti sono difficilmente accolte in Cassazione
- Le questioni non sollevate specificamente in appello o presentate in forma meramente generica sono in genere inammissibili in Cassazione: occorre devolvere chiaramente il tema al giudice d'appello perché possa essere valutato
- Il mancato rispetto dei termini processuali per il deposito di atti (es. conclusioni) può portare all'esclusione di tali atti e pregiudicare il riesame delle relative questioni
- Per impugnare il diniego delle circostanze attenuanti generiche è necessario indicare fatti o elementi concreti e specifici che giustifichino il riconoscimento delle attenuanti; affermazioni apodittiche di ravvedimento senza punti di riferimento concreti non sono sufficienti
- La Cassazione non sostituisce il giudizio di merito sulla valutazione delle prove, salvo vizio di diritto o manifesta illogicità e carenza motivazionale: dubbi di fatto richiedono rimedi diversi o un concreto vizio motivazionale
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