Cassazione Penale, Sentenza n. 5636/2023 del 09/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale per il riesame che aveva accolto l'appello del P.M. contro la sostituzione della custodia in carcere con arresti domiciliari presso una casa ad Anzio. Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione per non aver valutato adeguatamente: la confessione/ammissione degli addebiti, la risalenza dei precedenti, la mancata violazione delle prescrizioni agli arresti domiciliari, la disponibilità dell'abitazione del fratello ad Anzio (lontana da Catania) e l'assenza di elementi concreti a sostegno della presunta probabilità di reiterazione del reato o di spaccio nella nuova abitazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo che l'ordinanza impugnata fosse viziata da motivazione insufficiente e manifestamente illogica. Ha rilevato l'apoditticità delle affermazioni del Tribunale circa il presunto pericolo di spaccio ad Anzio e la reiterazione dei reati, l'irragionevole svalutazione della confessione (anche se redatta dal difensore e resa dopo aver esercitato il diritto al silenzio) e l'erronea formazione di un "giudicato" su argomentazioni di merito. Conseguentemente la Corte ha annullato il provvedimento impugnato.
Norme richiamate
Norma che disciplina il riesame delle misure cautelari da parte del Tribunale; utilizzata come titolo di impugnazione al Tribunale per il riesame.
Riferita alla valutazione del Tribunale sulla idoneità della nuova abitazione; la Cassazione osserva che non può formarsi un "giudicato" sugli argomenti svolti in sede di decisione precedente.
artt. 74 e 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Norme sostanziali relative ai reati in materia di stupefacenti contestati (illecito traffico e detenzione a fini di spaccio); contestano l'oggetto del procedimento e giustificano la valutazione delle esigenze cautelari.
artt. 274, 275, 299 cod. proc. pen.
Richiamati in relazione a profili processuali e di impugnazione; contestati dal ricorrente come violati ma la Cassazione si concentra sul difetto di motivazione dell'ordinanza impugnata.
Sez. U, n. 19 del 25/10/1994 (massima giurisprudenziale richiamata)
Citata per principio secondo cui una decisione assistita da motivazione manifestamente illogica è censurabile; la Cassazione richiama tale orientamento per annullare l'ordinanza.
Massime di principio
- La valutazione delle esigenze cautelari deve essere motivata in modo concreto e non con affermazioni apodittiche: non è sufficiente sostenere genericamente il rischio di reiterazione senza elementi fattuali a supporto.
- La confessione o l'ammissione di addebiti non può essere automaticamente discreditata per la sua redazione da parte del difensore o per essere stata resa dopo aver esercitato il diritto al silenzio; va valutata nel merito e può incidere sulla persistenza delle esigenze cautelari.
- Non può formarsi un "giudicato" sugli argomenti esposti a sostegno di una decisione cautelare precedente: ogni nuovo procedimento di riesame richiede autonoma e motivata valutazione degli elementi disponibili.
- La mera distanza geografica tra luogo di residenza provata e luogo dei fatti non giustifica di per sé la permanenza di misure cautelari gravi se non è provato come ciò favorisca la reiterazione del reato o il mantenimento dei contatti criminosi.
- La valutazione della "collaborazione" dell'indagato va compiuta con criteri oggettivi: non si può rifiutare rilevanza a dichiarazioni che contengono ammissioni senza spiegare perché tali dichiarazioni non incidano sulle esigenze cautelari.
- Il giudice deve evitare valutazioni che appaiono pregiudiziali o moralistiche (es. etichettare come "utilitaristica" la tempistica di una dichiarazione) e motivare specificamente in che modo tali elementi influenzano il rischio cautelare.
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