Cassazione Penale, Sentenza n. 11125/2024 del 18/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della condanna per il delitto di usura aggravata (capo A): il ricorso contestava la sussistenza del fatto in mancanza di prova oltre ogni ragionevole dubbio, denunciando contraddizioni e incoerenze nella deposizione della persona offesa (confusione sull'identità del soggetto erogante il denaro: talvolta Laviano, talvolta De Gennaro o la società Mondolegno), incertezza sulla consegna e datazione dell'assegno (penna o matita) e sulla sua restituzione, nonché sulla misura del tasso di interesse (indicato alternativamente nel 10% o nel 15% mensile). In secondo luogo si censurava l'omessa o insufficiente motivazione della Corte d'appello circa la natura commerciale del rapporto e la causale delle dazioni di denaro, sostenendo che le somme erano frutto di rapporti leciti e non di pattuizioni usurarie.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha confermato la valutazione di merito che aveva ritenuto provata, con decisioni conformi di primo e secondo grado, la responsabilità di De Gennaro per il reato di usura aggravata (capo A), con pena definitiva di 2 anni e 6 mesi di reclusione e 6.000 euro di multa, nonché spese processuali e contribuzione per la permanenza in carcere; era stata invece disposta l'assoluzione per i capi B) e C) per non sussistenza. La Cassazione ha ritenuto che le doglianze attaccassero il giudizio di merito e l'apprezzamento della prova e che non fossero fondate le censure sulla motivazione della Corte territoriale, la quale aveva dato spiegazioni logiche e plausibili circa le presunte contraddizioni della persona offesa, aveva fatto corretta valutazione della "doppia conforme" tra primo e secondo grado e aveva indicato riscontri (es. deposizione del teste Cardillo). È stato altresì ricordato che, in materia di usura, il reato si consuma anche con la sola promessa di interessi usurari e che le dichiarazioni della persona offesa, se adeguatamente motivate, possono bastare a fondare la condanna. In conseguenza dell'inammissibilità del ricorso il Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e a versare 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Norma che definisce il delitto di usura; il reato può realizzarsi anche con la sola promessa di interessi usurari (schema duplice) senza necessità di dazione effettiva
Richiamato come riferimento procedurale nell'impugnazione (contestazione di violazione di legge), indicante forma dell'impugnazione
art. 606 cod. proc. pen. (lett. e))
Limita il sindacato della Cassazione sulla motivazione: il controllo riguarda la presenza, la manifesta illogicità o la contraddittorietà della motivazione; non consente la rivalutazione libero-motivazionale dei fatti se non in presenza di vizi manifesti
art. 606 cod. proc. pen. (lett. c))
Richiamato nel testo per spiegare i limiti del motivo fondato sull'art. 192 c.p.p. circa l'attendibilità dei testimoni: tali doglianze non sono deducibili in questa fattispecie se non come mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione
Disciplina l'attendibilità delle prove testimoniali; la Corte osserva che contestazioni di attendibilità non determinano, di per sé, vizi rilevanti in Cassazione se non inserite in un più ampio vizio motivazionale
Norma richiamata in relazione alla trasmissione della requisitoria scritta della Procura Generale; la Procura ha concluso per l'inammissibilità del ricorso
Consente la condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha quantificato in 3.000 euro tale somma
Giurisprudenza citata (es. Sez. U., n. 41461/2012, Bell'Arte; altre pronunce)
Richiamati principi di legittimità: le dichiarazioni della persona offesa possono da sole fondare la condanna se la loro attendibilità è motivata; il sindacato di Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione della credibilità delle prove, salvo contraddizioni manifeste
Massime di principio
- La Cassazione non reinquadra i fatti di merito: i motivi che si limitano a chiedere una diversa valutazione della prova o della credibilità dei testimoni sono inammissibili a meno che non evidenzino una manifesta illogicità, contraddittorietà o mancanza della motivazione nei punti essenziali
- La "doppia conforme" (stessa conclusione in primo e secondo grado sulla scorta delle stesse emergenze istruttorie) rende particolarmente difficile ottenere l'annullamento in Cassazione, perché le decisioni si integrano e rafforzano reciprocamente
- Le dichiarazioni della persona offesa possono, se adeguatamente motivate quanto ad attendibilità e veridicità, costituire prova sufficiente per la condanna; il giudice di merito deve comunque motivare in modo penetrante quando la condanna si fonda su tale testimonianza
- Nel reato di usura (art. 644 c.p.) il delitto si consuma anche con la sola promessa di interessi usurari: non sempre è necessario provare la restituzione effettiva degli interessi per perfezionare il reato
- Per un ricorso in Cassazione convenga focalizzarsi su errori di diritto, vizi formali, o su contraddizioni manifeste nella motivazione, anziché su una rinnovata esposizione dei fatti o reinterpretazione delle prove
- Le contestazioni riguardanti "contraddizioni" testimoniali devono dimostrare che le discrepanze riguardano punti essenziali e che, qualora considerate, renderebbero la motivazione illogica o contraddittoria
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