Cassazione Penale, Sentenza n. 11107/2024 del 18/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Bisceglie, tramite difensore Avv. Francesco Laratta, impugnava la conferma della condanna per ricettazione di reperti archeologici (bracciali in oro). I principali motivi di ricorso sono: 1) manifesta illogicità e omissione di motivazione rispetto all'interpretazione dell'intercettazione tra il coimputato Attianese e la moglie e al contenuto dell'interrogatorio dell'imputato; si contestava che l'imputato si fosse limitato a visionare i bracciali senza entrarne in possesso e senza mirare a un vantaggio economico personale; 2) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla qualificazione dei beni come "culturali" (art. 176 D.lgs. 42/2004) e al dolo necessario per la ricettazione (art. 648 c.p.), sostenendo l'assenza di prove sulla provenienza illecita, l'assenza di decorazioni/valore dei bracciali e la mancanza di perizie volontarie.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse adeguatamente valutato e motivato i fatti (intercettazioni, contatti con esperto e tentativo di collocazione sul mercato) e che la qualificazione dei beni come culturali potesse essere desunta da caratteristiche oggettive senza necessità di perizia o provvedimento amministrativo. Di conseguenza è stata confermata la condanna già inflitta in abbreviato (pena di 1 anno di reclusione e multa di euro 400,00) e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla sanzione di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali), art. 176
La Corte ha ritenuto che la "culturalità" di un bene non richieda necessariamente un provvedimento amministrativo o una perizia formale: può essere desunta dalle caratteristiche oggettive (tipologia, localizzazione, rarità ecc.) e la valutazione del giudice di merito, se congruamente motivata, è insindacabile in Cassazione.
Codice penale, art. 648 (ricettazione)
Applicato alla vicenda, il reato di ricettazione è stato ritenuto sussistente sulla base della mediazione tra i subacquei che avevano rinvenuto i reperti e i soggetti che ne curavano la collocazione sul mercato, nonché sulla base degli elementi indiziari (intercettazioni, tentativo di vendita, previsione di profitto) che rendono ragionevole l'attribuzione del dolo di ricezione di beni di provenienza illecita.
Massime di principio
- La "culturalità" di un bene ai fini della tutela ex D.lgs. 42/2004 può essere desunta da elementi oggettivi (tipologia, luogo di rinvenimento, rarità, descrizione tecnica) senza la necessità di un provvedimento amministrativo o di una perizia formale; la valutazione motivata del giudice di merito è difficilmente sindacabile in Cassazione.
- Intercettazioni e conversazioni indiziarie, se congruamente valorizzate e coerenti con altri elementi probatori (contatti con esperti, tentativi di vendita, mediazione tra ritrovatori e acquirenti), possono fondare la ricostruzione del reato di ricettazione e l'attribuzione del dolo.
- Per sostenere l'assenza di dolo in casi di mercato di reperti archeologici è necessario offrire argomentazioni e prove specifiche (es. assenza di possesso, attestazioni sull'autenticità contemporanea dei beni, perizie tecniche) e non solo deduzioni generiche; altrimenti la contestazione della valutazione fattuale è inammissibile.
- La mera assenza di pregio estetico o di decorazioni non esclude automaticamente la qualifica di bene culturale; la circostanza del rinvenimento in contesti archeologici e la tipologia possono essere decisive.
- Le censure in Cassazione che ripropongono contestazioni già valutate dal giudice di merito senza indicare un vizio logico o una specifica violazione di legge sono dichiarate inammissibili; è quindi fondamentale nel ricorso evidenziare errori specifici di diritto o palesi illogicità motivazionali.
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza penale
- Sentenza penale · 18 mar 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 11108/2024 del 18/03/2024
- Sentenza penale · 18 mar 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 11109/2024 del 18/03/2024
- Sentenza penale · 18 mar 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 11110/2024 del 18/03/2024
- Sentenza penale · 18 mar 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 11111/2024 del 18/03/2024
- Sentenza penale · 18 mar 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 11113/2024 del 18/03/2024
- Sentenza penale · 18 mar 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 11114/2024 del 18/03/2024
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza penale →