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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19751/2022 del 20/06/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblico amministratore)

La controversia

La controversia nasce da un'ordinanza-ingiunzione emessa per una violazione della disciplina sugli scarichi, accertata a seguito di sopralluogo presso il depuratore comunale, in relazione all'afflusso non autorizzato di liquami provenienti dal canile municipale nell'impianto. Il destinatario della sanzione propose opposizione sostenendo di non essere il soggetto responsabile, poiché l'attività gestionale dell'area ambiente era stata affidata a una dirigente comunale, alla quale sarebbe spettata la presentazione della domanda di rinnovo dell'autorizzazione allo scarico e la concreta gestione della materia, in base al principio di separazione tra funzioni politiche e funzioni amministrative di cui all'art. 107 del d.lgs. n. 267 del 2000. Il tribunale respinse l'opposizione; la corte d'appello confermò, ritenendo non provata una valida delega e affermando che la sola esistenza di un dirigente preposto non bastava a escludere la responsabilità del sindaco. Nel ricorso per cassazione veniva dedotta, con il primo motivo, la violazione dell'art. 107 del d.lgs. n. 267 del 2000 e degli artt. 113 e 115 c.p.c., per non avere il giudice di merito considerato la concreta attribuzione delle funzioni al dirigente e per avere ignorato le istanze istruttorie volte a provarlo; gli altri due motivi riguardavano l'omesso esame della circostanza dell'affidamento della gestione del depuratore a un gestore esterno e la mancata ammissione della prova testimoniale sulla concreta attività svolta dalla dirigente competente.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendolo fondato. Ha affermato che, nel giudizio di opposizione a sanzioni amministrative, il giudice deve verificare anche d'ufficio se l'illecito sia stato commesso da una persona fisica riconducibile all'ente quale organo burocratico, in relazione alle funzioni effettivamente svolte, a prescindere dall'esistenza di una delega ad hoc del legale rappresentante. Ha inoltre precisato che la responsabilità del legale rappresentante dell'ente pubblico non può essere affermata automaticamente in base alla sola qualità di sindaco, ma solo se la condotta sanzionata sia riconducibile alle attribuzioni proprie degli organi politici, desumibili dalla disciplina di settore. Poiché la corte territoriale aveva fondato la responsabilità del ricorrente sulla sola posizione istituzionale e non aveva verificato concretamente l'attribuzione dei poteri decisionali alla dirigente dell'area ambiente, la sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Campobasso in diversa composizione, che dovrà riesaminare la vicenda attenendosi al principio di diritto enunciato e provvedere anche sulle spese di legittimità. Gli altri motivi sono rimasti assorbiti.

Norme richiamate

  • art. 107 d.lgs. n. 267 del 2000

    La norma è richiamata per ribadire la separazione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione amministrativa, finanziaria e tecnica: i poteri gestionali spettano ai dirigenti, sicché non ogni violazione commessa nell'ambito dell'ente è automaticamente imputabile al sindaco.

  • art. 6 L. 24 novembre 1981, n. 689

    È richiamato per il principio della responsabilità solidale della persona giuridica per l'illecito commesso dal rappresentante o dipendente; tale responsabilità ha carattere sussidiario e presuppone che la persona fisica abbia agito nell'esercizio di funzioni o incombenze dell'ente.

  • art. 51 d.lgs. n. 152 del 1999

    È indicato come disposizione violata nel procedimento sanzionatorio relativo agli scarichi.

  • art. 54, comma 3, d.lgs. n. 152 del 1999

    È richiamato come norma sanzionatoria della violazione contestata.

  • art. 113 c.p.c.

    Invocato dal ricorrente nel motivo di ricorso come parametro violato nella valutazione delle prove e delle allegazioni.

  • art. 115 c.p.c.

    Invocato dal ricorrente nel motivo di ricorso come parametro violato in relazione alla mancata considerazione delle risultanze istruttorie.

  • art. 380 bis.1 c.p.c.

    È menzionato per il deposito di memoria in prossimità dell'adunanza camerale.

Massime di principio

  • Nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, la responsabilità dell'ente e del suo legale rappresentante non può essere affermata in modo automatico sulla sola base della carica rivestita, ma richiede la verifica della concreta riferibilità dell'illecito a una persona fisica che abbia agito nell'esercizio delle funzioni proprie dell'ente.
  • Per gli enti locali opera il principio di separazione tra funzioni politiche e funzioni gestionali: l'imputazione dell'illecito al sindaco è configurabile solo quando la violazione sia correlata a attribuzioni proprie dell'organo politico, desumibili dalla disciplina di settore, mentre le attività di gestione rientrano di regola nella sfera dei dirigenti.
  • Il giudice di merito deve indagare, anche d'ufficio, sulla concreta distribuzione delle competenze interne all'ente e sulle funzioni effettivamente svolte dal soggetto che ha posto in essere la condotta sanzionata; non è sufficiente fermarsi all'esistenza formale di una delega o di una struttura burocratica.
  • Quando il ricorrente deduce che la competenza gestionale era attribuita a un dirigente o a un gestore esterno, il giudice deve verificare le allegazioni e le prove offerte in relazione alla concreta attribuzione dei poteri decisionali e non può escludere la responsabilità dell'organo apicale senza tale accertamento.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniResponsabilità della PA
RamiProcesso civileResponsabilità civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaLitisconsorzio necessario

Testo integrale

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