Cassazione Civile, Sentenza n. 19611/2020 del 18/09/2020
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza d'appello che aveva confermato l'annullamento del licenziamento disciplinare intimato dalla banca a Francesco Cristiano. La banca lamentava che il licenziamento fosse legittimo sulla base della denuncia di una cliente (Jessica Santin) che aveva disconosciuto prelevamenti dal proprio conto e aveva riferito di firme apposte su moduli in bianco. In cassazione la banca deduceva omissione di mezzi istruttori e documentali (esibizione di documenti di viaggio, messaggi, registrazioni, estratti conto, cellulare ecc.), errata ripartizione dell'onere della prova e mancata valorizzazione di indizi e presunzioni che a suo avviso dimostravano la colpevolezza del dipendente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Intesa Sanpaolo. Ha confermato che la Corte d'appello aveva correttamente ritenuto insufficiente la prova offerta dalla banca, rilevando incongruenze e lacune nella denuncia della cliente e nella contestazione disciplinare. La Cassazione ha valorizzato il principio secondo cui il datore di lavoro doveva approfondire le verifiche già nella fase disciplinare e non poteva colmare in appello lacune istruttorie a danno del diritto di difesa del lavoratore. Inoltre la Corte ha ricordato la limitata ammissibilità di produzione documentale in sede di legittimità e il ristretto sindacato sulla valutazione degli indizi e delle presunzioni operata dal giudice di merito. Spese di giudizio a carico della ricorrente, con liquidazione degli onorari e attribuzione all'avv. Paolo Francesco De Luca.
Norme richiamate
Norma procedurale richiamata in relazione al giudizio di opposizione contro licenziamento; richiamata come titolo del procedimento di merito
art. 1, comma 49, legge 92/2012
Norma invocata per l'annullamento del licenziamento disciplinare e per la reintegrazione, come parametro sostanziale dell'impugnazione
Richiamato in tema di prova e istruttoria, ma la Corte ha ritenuto che la banca non potesse colmare lacune procedimentali tardivamente
Riferimento alla valutazione libera della prova da parte del giudice e ai limiti del sindacato di legittimità
Norma procedurale sulle prove e sulla discussione; evocata nella censura sull'ammissione dei mezzi istruttori
Richiamato in relazione ai poteri istruttori e alle richieste di accertamenti tecnici/documentali; la Corte ha ritenuto che la banca avesse omesso gli accertamenti già nella fase disciplinare
Norma sulla formazione del giudicato e sul divieto di "nova" in appello; la Corte ha affermato che non era ammesso colmare in appello lacune istruttorie quando ciò lederebbe il diritto di difesa
Limiti del ricorso per cassazione (vizi di motivazione e violazione di legge); la Corte ha ritenuto le doglianze insufficienti per sovvertire la valutazione di merito
Richiamato nella censura di nullità della sentenza; la Corte non ha accolto la nullità invocata
Norme sul riparto dell'onere della prova e sulla prova presuntiva; la Corte ha ribadito che la valutazione degli indizi spetta al giudice di merito e può essere sindacata in cassazione solo nei ristretti limiti di cui all'art. 360
Regola sull'ammissione di documenti nuovi in sede di cassazione; la Corte ha confermato la limitata ammissibilità di documentazione nuova e i rimedi ordinari alternativi (es. revocazione)
Richiamato come rimedio per introdurre documenti sopravvenuti che incidano sulla fondatezza del merito (revocazione), alternativa alla produzione in cassazione
Richiamato in ordine a contributo dovuto per il ricorso in cassazione; la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento
Massime di principio
- Il datore di lavoro che intende licenziare per giusta causa per fatti accertati da denuncia di terzi deve svolgere adeguata istruttoria e verifiche già nella fase disciplinare: lacune procedurali non possono essere colmate successivamente a danno della difesa del lavoratore
- In appello non è consentito integrare a piacimento la prova per sopperire a carenze dell'istruttoria disciplinare se ciò lede il diritto di difesa e il principio di immutabilità della contestazione
- La valutazione di indizi e presunzioni è rimessa al giudice di merito; il sindacato della Cassazione è limitato ai vizi di motivazione e agli estremi dell'art. 360 c.p.c.
- In sede di legittimità la produzione di documenti nuovi è ammessa solo in casi tassativi (nullità della sentenza, proponibilità del ricorso, fatti sopravvenuti che eliminano la controversia) e non per rinnovare la prova del merito; per documenti sopravvenuti va valutato il rimedio della revocazione
- Il rifiuto ingiustificato di ammettere mezzi istruttori deve essere valutato alla luce della tempestività delle richieste e della loro attinenza alla fase procedurale in cui furono proposte; richieste tardive o strumentali sono difficilmente accolte
- La mancata corrispondenza tra gli elementi probatori (es. importi dichiarati nella ricognizione di debito) e i fatti denunciati può rendere inattendibile la testimonianza su cui si fonda la contestazione disciplinare
- La Corte tutela con priorità il diritto di difesa del lavoratore rispetto all'esigenza di accertare fatti perseguiti dal datore: ciò impone al datore di agire con diligenza nell'istruttoria interna prima di adottare misure espulsive
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