Cassazione Penale, Sentenza n. 25587/2022 del 05/07/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione volto a censurare la sentenza d'appello del 07/02/2020 nella parte in cui aveva confermato la condanna per il capo i) (delitto di usura) e la confisca complessiva disposta in primo grado. Le doglianze principali riguardavano: 1) presunta errata valutazione della prova (in particolare l'eccessiva valorizzazione delle dichiarazioni registrate dall'offesa e trascritte dalla P.G. come unico elemento probatorio); 2) violazione del principio del giudizio "oltre ogni ragionevole dubbio"; 3) contraddittorietà tra assoluzione per il capo i2) e condanna per il capo i) a fronte del medesimo compendio probatorio; 4) mancata considerazione di documentazione contabile che, secondo il ricorrente, avrebbe escluso la rilevanza penale per usura di alcune operazioni; 5) violazione dell'art. 644 c.p. (confisca obbligatoria) perché la Corte d'appello non avrebbe detratto dalla confisca l'importo riferibile all'operazione per la quale era intervenuta l'assoluzione (importo contestato: euro 6.000); 6) vizio nella dosimetria della pena per mancato riconoscimento delle attenuanti e del principio della tenuità/danno lieve.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo con riguardo alla misura della confisca. Ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla confisca della somma di euro 6.000 (relativa al capo i2), disponendone la restituzione all'avente diritto), mentre ha dichiarato il ricorso inammissibile per il resto. Sono dunque confermate in via definitiva la condanna per il capo i) (due anni di reclusione e euro 4.000 di multa, oltre alle statuizioni accessorie relative al profitto/parte della confisca corrispondente agli interessi oggetto di condanna) e le altre statuizioni della Corte d'appello. Il ricorrente è stato condannato al rimborso delle spese sostenute dalla parte civile nel grado.
Norme richiamate
Disciplina il delitto di usura e prevede la confisca obbligatoria del prezzo o del profitto del reato; la Corte ha richiamato il principio per affermare che la confisca deve essere commisurata alle somme riferibili alle condanne e che, dopo un'assoluzione parziale, l'importo relativo a quel capo deve essere escluso dalla confisca
Regola la valutazione della prova; il ricorrente denunciava violazioni circa il vaglio di veridicità e genuinità delle dichiarazioni registrate, ma la Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano fatto un'adeguata valutazione delle fonti probatorie
art. 530 comma 2 cod. proc. pen.
Principio sull'onere della prova e sulla regola del "oltre ogni ragionevole dubbio"; la Corte ha ricordato che la verifica in cassazione di tale principio è possibile solo se emergono illogicità manifeste nella motivazione
Principio di valutazione del libero convincimento del giudice in relazione a ciascun fatto; la Corte ha osservato che decisioni diverse su capi distinti anche se basate su un compendio unitario possono essere corrette se la prova è sufficiente solo per alcuni fatti
Circostanze attenuanti relative a danno lieve e ad atti di ravvedimento; la Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano motivato congruamente il diniego delle attenuanti per la gravità del tasso praticato e per l'assenza di comportamenti riparatori
Principi per la determinazione della pena; la Corte ha ribadito la discrezionalità del giudice di merito nella dosimetria, sindacabile in cassazione solo per vizi di illogicità o arbitrarietà
Richiamata nella sentenza come riferimento alla qualificazione delle dichiarazioni registrate come "confessione stragiudiziale" e alla possibilità di valutarle come prova documentale (secondo la giurisprudenza citata)
art. 620 lett. l) cod. proc. pen.
Predisposizione che ha consentito alla Corte di cassazione di procedere direttamente alla eliminazione dalla confisca della somma di euro 6.000 senza rinvio
Massime di principio
- Le registrazioni extragiudiziali trascritte dalla P.G. possono assumere valore probatorio significativo (anche quale "confessione stragiudiziale") se valutate dai giudici di merito insieme ad altri riscontri documentali; la loro utilizzazione non è in re ipsa invalida.
- Il sindacato di legittimità della Cassazione è limitato: non rivede autonomamente le prove ma controlla che la motivazione dei giudici di merito non sia manifestamente illogica, contraddittoria o priva di riferimenti a elementi probatori rilevanti.
- In caso di condanna parziale e assoluzione parziale, la confisca obbligatoria prevista per l'usura va commisurata esclusivamente alle somme riferibili alle condanne; se il giudice d'appello conferma una confisca comprensiva di somme riferibili a capi per i quali è intervenuta assoluzione, la Cassazione può correggere la misura della confisca anche senza rinvio.
- Il principio del "oltre ogni ragionevole dubbio" rileva in sede di legittimità solo se la sentenza di merito è viziata da illogicità manifesta nella motivazione; la semplice proposta di una diversa valutazione degli elementi non è sufficiente per la cassazione.
- La dosimetria della pena e il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti sono prerogative del giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo in presenza di evidente arbitrarietà o motivazione manifestamente illogica.
- Per la configurazione del reato di usura è essenziale poter individuare, anche globalmente, la durata del rapporto e il tasso applicato; tuttavia, la presenza di molteplici transazioni non preclude la possibilità di enucleare singole operazioni rilevanti se vi sono riscontri documentali e dichiarazioni coerenti che le individuano (es. formule operative come "20x24").
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