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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7152/2024 del 16/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello per vizio di motivazione (omessa, apodittica e contraddittoria) e travisamento della prova dopo la rinnovazione istruttoria disposta in sede di rinvio. In particolare sostenevano che la Corte non avesse rispettato il dictum della Cassazione: non aveva verificato adeguatamente se la persona offesa avesse conservato anche il solo compossesso del lastrico solare, aveva valutato in modo esclusivo e non collegato alle altre prove la dichiarazione della persona offesa sulla presunta “rottura della chiave” e non aveva considerato le prove testimoniali e documentali (tra cui le dichiarazioni degli agenti) che indicavano il possesso esclusivo o il modo di godimento del lastrico da parte dei Riggio. Inoltre si contestava l'errata esclusione dell'esimente della cosiddetta violenza reintegrativa (violenza manutentiva) e la mancata motivazione sui profili di immediatezza della reazione dei ricorrenti.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati: ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al reato previsto dall'art. 392 c.p. e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Caltanissetta. La Corte ha rilevato omissioni e motivazione apparente/apodittica del giudice di rinvio rispetto ai punti espressamente indicati dalla precedente sentenza di annullamento (in particolare la verifica del compossesso e la correlazione tra tale verifica e la valutazione della violenza reintegrativa), imponendo che tali lacune vengano colmate nel nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 392 cod. pen.

    Il reato di spoglio (art. 392) è il centro del giudizio di rinvio; la Cassazione ha richiesto che si verifichi e motivi la sussistenza del compossesso della persona offesa e la legittimità della reazione reintegrativa rispetto alla situazione fattuale.

  • art. 393 cod. pen.

    Richiamato in sede cautelativa nel procedimento; la Corte ha precisato che il perimetro del giudizio di rinvio era limitato, in concreto, al capo relativo all'art. 392 e che i rilievi relativi all'art. 393 non erano al centro del ricorso del Procuratore generale.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limitazione della ricostruzione dei motivi in motivazione ai fini del processo di cassazione; la Corte ha trattato i motivi nei limiti consentiti.

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Richiamato nella critica alla rinnovazione istruttoria: i ricorrenti lamentavano che la rinnovazione non fosse stata adeguatamente integrata nella motivazione e nel confronto con le altre prove.

  • art. 581 lett. c), 587, 598 cod. proc. pen.

    Norme processuali richiamate dalla difesa per denunciare travisamento della prova e violazione delle regole di formazione della prova; la Corte di cassazione ha riconosciuto la necessità di una motivazione puntuale e congrua rispetto alle evidenze probatorie.

  • Giurisprudenza rilevante (Sez. U, n. 14800 del 21/12/2017, Troise)

    Principio secondo cui, se la Corte d'appello riforma in senso assolutorio una sentenza di condanna, pur senza obbligo di rinnovare la prova dichiarativa decisiva, è comunque richiesta una motivazione puntuale che si confronti con le argomentazioni della sentenza riformata e giustifichi razionalmente il diverso giudizio.

Massime di principio

  • Quando la Cassazione annulla con rinvio, il giudice del rinvio è obbligato a trattare puntualmente i punti specifici indicati dal dictum della Cassazione; non è consentito introdurre valutazioni eccentriche o non pertinenti al perimetro del rinvio.
  • Se la Corte d'appello riforma in senso assolutorio una sentenza di condanna, deve fornire motivazione dettagliata e confrontarsi con le argomentazioni della sentenza riformata, soprattutto quando è stata disposta una rinnovazione istruttoria.
  • La valutazione della sussistenza del compossesso o del possesso esclusivo è elemento pregiudiziale in cause possessorie: il giudice deve esaminare e motivare le risultanze documentali e testimoniali che lo riguardano prima di decidere sulla legittimità di una reazione reintegrativa.
  • L'esimente della violenza reintegrativa richiede accertamento dell'immediatezza e del nesso temporale tra l'azione di spoglio e la reazione: il giudice deve esplicitare come i fatti concretamente ritenuti provati soddisfano tali requisiti.
  • Il travisamento della prova e la motivazione apparente costituiscono motivo di annullamento quando il giudice omette di considerare elementi probatori rilevanti o si limita ad enunciazioni non supportate da un ragionamento logico e riferito alle prove in atti.

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