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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8948/2023 del 01/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per il concorso in tentata estorsione aggravata, anche dal metodo mafioso, denunciando: (i) incompetenza territoriale perché i fatti si sarebbero svolti nella provincia di Messina; (ii) vizio di motivazione sulla mancata sussistenza della gravità indiziaria e sulla interpretazione delle intercettazioni (sosteneva di aver incontrato la vittima una sola volta); (iii) che la condotta poteva rientrare nell'art. 393 c.p. per fondatezza della pretesa avanzata dallo Stanzù e per assenza di interesse proprio; (iv) mancanza di prova che la vittima avesse percepito una minaccia; (v) assenza dei presupposti per l'aggravante del "metodo mafioso", giacché, pur essendo condannato per associazione mafiosa in passato, il Pino non sarebbe figura di spicco né conosciuta dalla vittima.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ritenendolo infondato e, in parte, inammissibile. Ha rilevato che la questione di incompetenza territoriale era genericamente formulata e priva di allegazioni probatorie; i motivi che attaccavano la valutazione della gravità indiziaria sono fatti e quindi non riesaminabili in sede di legittimità, essendo consentito controllare solo la completezza, logicità e adeguatezza della motivazione del giudice di merito. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse fornito una motivazione logica e coerente, anche con riferimento all'esistenza dell'aggravante del "metodo mafioso" (desunta dalle modalità, dalla scelta mirata dei soggetti e dalla fama criminale degli stessi), e ha escluso la possibilità di una rinnovata valutazione degli elementi probatori. Ha inoltre richiamato la giurisprudenza secondo cui la rinuncia del difensore all'impugnazione è invalida in assenza di procura speciale o della presenza e assenso del cliente; nonostante la dichiarazione di rinuncia del difensore, il ricorso è stato comunque esaminato e respinto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Sentenza SS.UU. Celso n. 12603/2016

    il difensore non munito di procura speciale non può effettuare una valida rinuncia all'impugnazione, salvo presenza e assenso del rappresentato

    la Corte ha ritenuto invalida la rinuncia dell'avvocato in assenza di procura speciale o della presenza del cliente; quindi la rinuncia effettuata dal difensore senza procura speciale non è efficace

  • art. 273 cod. proc. pen.

    il comma ibis richiama i commi 3 e 4 dell'art. 192, cod. proc. pen., ma non il comma 2

    la Corte evidenzia che lo standard probatorio per l'adozione di misure cautelari (gravità indiziaria) è meno stringente rispetto a quello richiesto per la condanna in giudizio e non richiede la precisione e concordanza di cui all'art. 192, comma 2

  • art. 393 cod. pen.

    invocato dalla difesa come possibile inquadramento giuridico alternativo (pretesa fondata dello Stanzù), ma non è stato ritenuto decisivo né approfondito dalla Corte nel rigetto del ricorso

  • art. 94 comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria a seguito della pronuncia

Massime di principio

  • Le eccezioni di incompetenza territoriale devono essere formulate e documentate in maniera circostanziata: mere affermazioni generiche sono inammissibili
  • In Cassazione avverso provvedimenti cautelari personali non è consentito rinnovare la valutazione degli elementi di fatto o ripesare gli indizi: si verifica solo la completezza, la logicità e l'adeguatezza della motivazione del giudice di merito
  • Per l'adozione di misure cautelari è sufficiente la "gravità indiziaria", ossia un giudizio di qualificata probabilità; non si richiedono gli stessi requisiti probatori necessari per la condanna in dibattimento
  • Per opporsi all'aggravante del "metodo mafioso" è necessario contestare gli elementi fattuali e le circostanze concrete (es. scelta mirata dei soggetti, logiche di spartizione territoriale, fama criminale) che hanno indotto il giudice a ritenere sussistente l'aggravante
  • La formulazione di una giustificazione della condotta (es. pretesa fondata ai sensi dell'art. 393 c.p.) deve essere adeguatamente provata e spiegata nel contesto processuale; la mera invocazione non basta a escludere il reato estorsivo
  • La rinuncia all'impugnazione compiuta dal difensore senza procura speciale è inefficace salvo che il cliente sia presente in udienza e non si opponga

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