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Sentenza

Sentenza n. 3890/2026 - Roma, Sezione 2

per l'annullamento previa domanda cautelare del silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia in Islamabad, e per essa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in relazione all'istanza formalizzata con atto di diffida e messa in mora trasmesso a mezzo PEC in data 22/12/2025, volto ad ottenere la fissazione di un appuntamento per il perfezionamento della procedura di richiesta di visto per motivi di studio;

Giustizia amministrativa202601257

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato sull'istanza di fissazione di un appuntamento per il perfezionamento della procedura di richiesta di visto per motivi di studio

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

I ricorrenti hanno proposto, ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a., un'azione avverso il silenzio-inadempimento dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, chiedendo l'accertamento dell'obbligo di provvedere con un provvedimento espresso in relazione alla richiesta di attivazione della procedura per il rilascio di un visto di ingresso per motivi di studio. L'inerzia era stata formalmente contestata mediante diffida e messa in mora trasmessa via PEC il 22 dicembre 2025. Il ricorso è stato notificato e depositato il 29 gennaio 2026. L'amministrazione si è costituita per resistere, ma nelle more è stato fissato l'appuntamento richiesto. Il giudice ha inoltre rilevato che il ricorso era stato proposto quando non era ancora decorso il termine di novanta giorni previsto dall'art. 5, comma 8, d.P.R. n. 394/1999 per il rilascio del visto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché nelle more del giudizio l'amministrazione ha fissato l'appuntamento richiesto e tale sopravvenienza è stata confermata dai difensori in camera di consiglio. La decisione è stata adottata in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a., con applicazione dell'art. 34, comma 5, c.p.a. Le spese sono state compensate, in considerazione dell'accordo delle parti e del rilievo che il ricorso era stato comunque proposto inammissibilmente prima della scadenza del termine di novanta giorni previsto dall'art. 5, comma 8, d.P.R. n. 394/1999.

Norme richiamate

  • artt. 31 e 117 c.p.a.

    Disciplinano l'azione avverso il silenzio dell'amministrazione e la relativa tutela processuale.

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    È stato applicato per dichiarare la cessazione della materia del contendere a seguito della sopravvenuta soddisfazione della pretesa azionata.

  • art. 5, comma 8, d.P.R. n. 394/1999

    Prevede un termine di novanta giorni per il rilascio del visto; il ricorso è stato ritenuto proposto inammissibilmente prima della scadenza di tale termine.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la sopravvenuta adozione dell'atto o lo svolgimento dell'attività richiesta dall'amministrazione determina la cessazione della materia del contendere quando la pretesa sostanziale del ricorrente risulta integralmente soddisfatta.
  • L'azione contro il silenzio è inammissibile se proposta prima della scadenza del termine normativamente previsto per la conclusione del procedimento o per l'adozione dell'atto richiesto.
  • La cessazione della materia del contendere può essere dichiarata con sentenza in forma semplificata quando la sopravvenienza risolutiva sia riconosciuta e confermata dalle parti in camera di consiglio.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimentoSopravvenuta carenza di interesse

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