Cassazione Penale, Sentenza n. 28426/2024 del 15/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la qualificazione giuridica del fatto ascrittogli: sosteneva che la condotta doveva essere qualificata come induzione indebita (art. 319-quater c.p.) e non come concussione (art. 317 c.p.), rilevando che la persona offesa, Giancarlo Pisanu, dopo aver sottoscritto una rinuncia all'assegnazione di un alloggio popolare, l'aveva poi revocata, elemento che a suo avviso dimostrerebbe l'assenza di costrizione e la presenza di un comportamento orientato al tornaconto personale dell'offeso.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi generici e manifestamente infondati, confermando la sussistenza del reato di concussione. Ha ritenuto provato che l'imputato, in abuso della sua "qualità" di vigile urbano, aveva minacciato la vittima (anche rivolgendo minacce e insulti alla moglie in sua assenza) prospettando accertamenti che avrebbero danneggiato il figlio della famiglia, costringendo così il Pisanu alla rinuncia. La Corte ha distinto chiaramente concussione e induzione indebita richiamando la giurisprudenza (sentenza Maldera) e ha osservato che la revoca successiva della rinuncia non sanava l'effetto coercitivo iniziale. Per l'inammissibilità del ricorso è stata disposta la condanna alle spese processuali ma non all'invio di somme alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Il reato è stato interpretato come concussione caratterizzata dall'abuso costrittivo della "qualità" pubblica volto a costringere il privato a un comportamento che altrimenti non avrebbe tenuto; la minaccia di esercitare poteri pubblicistici sfavorevolmente è stata ritenuta idonea ad annullare la libertà di autodeterminazione.
La fattispecie di induzione indebita è distinta dalla concussione: è un reato bilaterale che richiede, oltre all'abuso prevaricatore del pubblico agente, il fine determinante di vantaggio indebito dell'extraneus; l'indotto è punibile perché si presume in grado di resistere alla pressione quando agisca per tornaconto.
Sez. U, n. 12228 del 24/10/2013 (sentenza Maldera)
Giurisprudenza richiamata per definire la concussione come reato caratterizzato dall'abuso costrittivo della qualità pubblica, con enfasi sull'effetto di "obbligare" il soggetto passivo più che sulla semplice pressione.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma richiamata in relazione alla sintesi dei motivi di impugnazione, ossia la possibilità di sintetizzare i motivi nei limiti strettamente indispensabili ai fini della motivazione.
Richiamate in relazione alla procedura scritta per il trattamento del ricorso in Cassazione e alla proroga dell'applicabilità di tale disciplina.
Massime di principio
- Per distinguere concussione (art. 317) e induzione indebita (art. 319-quater) valutare non solo la condotta dell'agente pubblico ma l'effetto sulla volontà del privato: se la volontà è "annullata" o piegata da minacce o prospettazioni di un danno contra ius si configura concussione; se il privato agisce per un vantaggio indebito e poteva resistere, si configura induzione indebita.
- L'abuso della "qualità" o della funzione pubblica può consistere anche nella minaccia di usare poteri amministrativi discrezionali in chiave ritorsiva, pur se l'ambito dell'azione minacciata è estraneo alla specifica domanda del privato; tale condotta può integrare concussione.
- La revoca successiva di un atto (es. rinuncia) non cancella il carattere coercitivo dell'atto originario: l'elemento decisivo è se la scelta iniziale sia stata la conseguenza di una costrizione illegittima.
- In sede di ricorso per cassazione le censure sulla motivazione devono essere specifiche: occorre indicare l'elemento fattuale decisivo non considerato o travisato, dimostrarne la verità e spiegare perché la sua omissione comprometta radicalmente la motivazione; altrimenti il ricorso è inammissibile.
- Quando si contesta la qualificazione giuridica del fatto, il giudice valuta il contesto complessivo (modalità, minacce, destinatari, finalità dell'agente e conseguenze per la vittima) e applica i principi giurisprudenziali consolidati, come quelli espressi nella sentenza Maldera.
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