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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1888/2024 del 16/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, in qualità di terzo interessato (erede/coniuge della condannata ROMANO Agnese, poi deceduta), ha impugnato l'ordinanza del 07/06/2023 che aveva rigettato la sua istanza di declaratoria di nullità ovvero, in subordine, di revoca dell'ordine di demolizione di un immobile dichiarato abusivo a seguito della condanna della ROMANO (sentenza Corte d'Appello 17/12/1998, irrev. 16/04/1999). Le censure dedotte in cassazione erano principalmente: (i) violazione dell'art. 173 c.p. e dell'art. 6 CEDU sostenendo che l'ordine di demolizione, intervenuto a distanza di molti anni, configurerebbe sanzione penale e implicherebbe difetto di garanzie; (ii) illegittimità della procedura esecutiva per presunta violazione del codice degli appalti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse del ricorrente. Il Collegio ha ritenuto assorbente il fatto che l'immobile era ormai divenuto proprietà del Comune per effetto dell'inottemperanza all'ordine di demolizione (acquisizione automatica ex artt. richiamati), e che, secondo costante giurisprudenza della Corte, l'acquisizione al patrimonio comunale fa venire meno l'interesse del precedente titolare o di un terzo a chiedere la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione, salvo che il Comune deliberi diversamente (mantenimento del manufatto per prevalenti interessi pubblici). Le ulteriori censure non sono state esaminate per carenza di interesse. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Legge n. 47 del 1985, art. 20 lett. c)

    citata come titolo della fattispecie di reato per la condanna della ROMANO

    indica il tipo di illecito edilizio che ha dato luogo alla sentenza di condanna da cui discende l'ordine di demolizione; utilizzata come riferimento alla fattispecie sostanziale originaria

  • Codice Penale, art. 173

    richiamato nella censura del ricorrente relativa alla natura "penale" della misura demolitoria; la Corte non ha esaminato nel merito la questione sostanziale poiché ha ritenuto il ricorrente privo di interesse

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, art. 6

    invocato dal ricorrente per eccepire carenza di garanzie processuali/effettività della tutela in presenza di una misura avente carattere punitivo; la Corte ha escluso l'esame per mancanza di interesse del ricorrente

  • d.P.R. n. 380 del 2001, art. 31, comma 3

    norma richiamata nella motivazione: stabilisce il meccanismo per l'acquisizione al patrimonio comunale dell'immobile ove il responsabile non esegua la demolizione entro il termine; la Corte ha ritenuto che l'acquisizione opera automaticamente e fa venir meno l'interesse del precedente titolare a impugnare l'ordine

  • d.P.R. n. 380 del 2001, art. 36

    previsto come possibile eccezione alla acquisizione automatica (istanza prevista dall'art. 36); la Corte ricorda che la mancata impugnazione o mancata deduzione di non imputabilità non impedisce l'acquisizione se non ricorrono i presupposti

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 3, varie pronunce: Centioni n.35203/2019, Ligorio n.45432/2016, Calise n.7399/2019)

    orientamento consolidato secondo cui, dopo l'acquisizione dell'opera abusiva al patrimonio comunale, viene meno l'interesse del condannato o del precedente proprietario a chiedere la revoca/sospensione dell'ordine di demolizione, salvo che il Comune deliberi il mantenimento per prevalenti interessi pubblici

  • Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria n.16 del 2023

    richiamata per coerenza con l'indirizzo: conferma che l'acquisizione al patrimonio comunale ha natura dichiarativa e che l'acquisto ipso iure avviene alla scadenza del termine di 90 giorni previsto dall'ordinanza di demolizione, salvo istanza ex art.36 o prova di non imputabilità

Massime di principio

  • Se l'immobile abusivo è stato acquisito al patrimonio comunale per effetto dell'inottemperanza al provvedimento demolitorio, il precedente proprietario o un terzo correlato perde generalmente l'interesse a impugnare l'ordine di demolizione: il giudice di legittimità dichiara inammissibile il ricorso per difetto di interesse
  • L'interesse a chiedere revoca o sospensione dell'ordine di demolizione può sussistere solo se il Comune, con delibera espressa, decide di mantenere l'opera per prevalenti interessi pubblici o se esistono specifiche situazioni (es. assegnazione d'uso) che concretamente incidono sul destino del bene
  • Prima di proporre ricorsi contro ordini di demolizione è essenziale verificare lo stato giuridico dell'immobile (se è già stato acquisito al patrimonio comunale) perché l'acquisizione può estinguere lo ius ad agendum del ricorrente
  • Le eccezioni di illegittimità procedurale (es. violazioni del codice degli appalti) o i rilievi di non conformità al diritto europeo (art.6 CEDU) vanno valutati solo se il ricorrente ha un interesse attuale e concreto; in assenza di questo interesse tali censure risultano inammissibili
  • Quando si contesta la natura punitiva di una misura demolitoria per richiamare garanzie penali/CEDU, occorre documentare concretamente come la misura colpisca il ricorrente personalmente e non siano intervenuti eventi (acquisizione comunale, decorso dei termini) che rendono la questione astratta

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