Cassazione Civile, Sentenza n. 5015/2022 del 16/02/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano avvisi d'accertamento relativi all'anno d'imposta 2006 (Irpef e Irap) che avevano imputato alla società e ai soci una plusvalenza derivante dall'indennizzo per la distruzione del fabbricato assicurato. Contestavano la nullità degli atti per mancato contraddittorio preventivo endoprocedimentale ex art. 12 legge 27 luglio 2000, n. 212, rilevando altresì presunti profili di disparità di trattamento rispetto al diritto europeo e richiamando l'art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che gli avvisi riguardavano tributi "non armonizzati" (Irpef e Irap) e che non risultava sussistente l'ipotesi di accessi/ispezioni in loco prevista dall'art. 12, comma 7, l. n. 212/2000. Sulla base dell'orientamento delle Sezioni Unite (sent. n. 24823/2015) e della giurisprudenza consolidata, non sussiste un obbligo generale di contraddittorio preventivo per accertamenti "a tavolino" relativi a tributi non armonizzati; l'obbligo opera solo quando specificamente previsto. Inoltre i ricorrenti non hanno adempiuto all'onere di specificare concretamente le ragioni che avrebbero sollevato in un contraddittorio (cd. "prova di resistenza") né hanno rispettato i requisiti di forma e contenuto di cui all'art. 366 c.p.c., con ciò rendendo inammissibile il motivo. Perciò la sentenza di merito è confermata e i ricorrenti condannati alle spese (liquidate in Euro 8.000,00 oltre oneri).
Norme richiamate
art. 12, comma 7, legge 27 luglio 2000, n. 212
si riferisce agli "accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all'esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali"
La Corte interpreta la norma come limitativa dell'obbligo di contraddittorio endoprocedimentale alle sole verifiche in loco; non estendibile agli accertamenti "a tavolino"
art. 86, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR)
citato negli atti come norma richiamata dall'Amministrazione per la tassazione della plusvalenza
Richiamata in relazione all'obbligo di dichiarare la plusvalenza derivante dall'indennizzo; la questione sostanziale della tassazione è rimasta ancorata alla normativa nazionale
art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.
Norma processuale invocata per il motivo di cassazione (violazione di legge); utilizzata per censurare la valutazione di diritto fatta dal giudice d'appello
art. 366, primo comma, n. 6, cod. proc. civ.
Richiede la specifica indicazione degli atti/processuali e dei documenti su cui il ricorso si fonda; la Corte ha ritenuto che i ricorrenti non hanno rispettato questo onere formale e sostanziale, impedendo la verifica della "prova di resistenza"
Sezioni Unite, sentenza n. 24823 del 9 dicembre 2015 (giurisprudenza)
Principale orientamento richiamato: esiste obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale per i tributi "armonizzati" per effetto del diritto UE; per i tributi "non armonizzati" (es. Irpef/Irap) non v'è obbligo generalizzato salvo specifica previsione nazionale; l'omissione rileva solo se il contribuente dimostra concretamente le ragioni che avrebbe proposto (prova di resistenza)
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002, introdotto da art. 1, comma 17, L. n. 228/2012
Normativa processuale citata in tema di contributo unificato, richiamata per gli adempimenti amministrativi relativi al pagamento del contributo
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, art. 41 (richiamata)
citata dai ricorrenti a sostegno del profilo di ragionevolezza/disparità di trattamento
La Corte ha valutato e ritenuto infondato il richiamo: la differenziazione tra trattamenti è compatibile con il quadro normativo nazionale e comunitario secondo la giurisprudenza di legittimità
Massime di principio
- Per gli accertamenti "a tavolino" su tributi non armonizzati (es. Irpef, Irap) non sussiste un obbligo generale di contraddittorio preventivo salvo che non sia espressamente previsto dalla legge nazionale
- Il contraddittorio endoprocedimentale è obbligatorio per le verifiche in loco (art. 12, comma 7, l. n. 212/2000) e per i tributi armonizzati, in applicazione del diritto dell'Unione; la violazione produce nullità dell'atto solo se il contribuente dimostra concretamente le ragioni che avrebbe sollevato
- Se si contesta l'omesso contraddittorio, il contribuente deve indicare con precisione e documentazione le circostanze e i fatti che avrebbe fatto valere ("prova di resistenza") e rispettare i requisiti di forma previsti dall'art. 366 c.p.c.; altrimenti il motivo è inammissibile
- Differenziazione normativa tra verifiche "in loco" e "a tavolino" è ritenuta giustificata e non incostituzionale secondo la giurisprudenza consolidata; difficilmente un ricorso basato solo su asserite discriminazioni comunitarie avrà successo senza il necessario riscontro fattuale e normativo
- In sede preventiva, per tutelarsi in vicende simili il contribuente dovrebbe: (a) verificare se l'atto deriva da accessi/ispezioni in loco o da attività "a tavolino"; (b) raccogliere e descrivere puntualmente i fatti e i documenti che avrebbero potuto essere dedotti nel contraddittorio; (c) se si ritiene applicabile il diritto UE, argomentare concretamente come il mancato contraddittorio abbia pregiudicato la possibilità di difesa
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