Cassazione Penale, Sentenza n. 26630/2022 del 11/07/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva confermato la condanna del Tribunale di Firenze per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. Arra deduceva: 1) vizio sulla valutazione della recidiva (sostenendo che una precedente condanna fosse estinta per affidamento in prova e che, quindi, la recidiva non dovesse essere applicata); 2) erronea esclusione della continuazione (art. 81 c.p.) tra reati distinti nello spazio/tempo; 3) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Leke contestava: 1) insufficienza della prova circa il suo coinvolgimento e il dolo; 2) errata applicazione della recidiva, deducendo carattere occasionale/contingente del fatto.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Per Arra: il primo motivo è inammissibile per aspecificità e presentazione nei motivi aggiunti; la continuazione è esclusa per distanza temporale e natura episodica dei fatti; il diniego delle attenuanti è motivato con la mancata prova di resipiscenza e di atti risarcitori. Per Leke: la sentenza d'appello ha fornito elementi di prova ritenuti sufficienti sull'ingresso nella struttura in plexiglass e sul comportamento violento; il dolo è stato ricostruito nella forma eventuale, coerente con il danno collaterale arrecato all'agente; la valutazione sulla recidiva è rimasta insindacabile in sede di legittimità. I ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al pagamento di una somma.
Norme richiamate
Richiamato in relazione ai limiti di ammissibilità dei motivi di impugnazione e alla necessità che la questione sia sufficientemente specificata nell'appello; la Corte ha ritenuto che l'indicazione generica sull'esclusione della recidiva non soddisfacesse il requisito di specificità richiesto.
Richiamato in relazione alla possibile continuazione di reati: la Corte ha ritenuto non configurabile la continuazione quando i fatti sono temporalmente distanti e non riconducibili a un disegno criminoso unitario.
art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 conv. L. 18/12/2020 n. 176
art. 23, comma 8, d.l. 137/2020 conv. L. 176/2020
Richiamato per motivare il trattamento cartolare del procedimento (trattamento della causa senza udienza in presenza), indicando la possibilità di decidere la controversia sulla base degli atti.
art. 16, comma 1, d.l. 30/12/2021 n. 228 conv. L. 25/02/2022 n. 15
art. 16, comma 1, d.l. 228/2021 conv. L. 15/2022
Richiamato anch'esso quale norma che disciplina modalità straordinarie/procedurali applicate (rilevante per la modalità cartolare e per la trattazione del ricorso).
Massime di principio
- Per contestare la recidiva in sede di impugnazione occorre sollevare la questione in modo chiaro e specifico già nel primo grado di impugnazione: argomentazioni generiche o sollevate soltanto con motivi aggiunti possono essere dichiarate inammissibili.
- La continuazione (art. 81 c.p.) richiede collegamento temporale e un disegno criminoso unitario: fatti distanti nel tempo e di natura episodica difficilmente sono riconducibili a una continuazione.
- Il diniego delle attenuanti generiche può essere legittimo quando emergano elementi che dimostrano assenza di resipiscenza, mancata riparazione del danno o mancata consapevolezza del disvalore del comportamento.
- Il dolo eventuale può essere ricostruito anche quando il danno a un pubblico ufficiale sia 'collaterale' rispetto all'azione principale diretta verso terzi, se la condotta è stata volontariamente posta in essere con rischio accettato.
- In fase di legittimità la Corte non sindaca apprezzamenti di merito ben motivati dal giudice di merito: valutazioni sulla pericolosità sociale e sulla capacità a delinquere sono riservate al giudice del fatto salvo vizio motivazionale evidente.
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