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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00073/2025 del 02/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che la doglianza si risolveva in una critica generica e non specifica alla motivazione del giudice dell'esecuzione. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale di Pesaro, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva solo in parte accolto e in parte rigettato la richiesta di applicazione della disciplina della continuazione tra più reati già giudicati. Nel ricorso, proposto per un unico motivo, si sosteneva che il giudice dell'esecuzione non avesse valorizzato la sostanziale omogeneità degli illeciti, la sovrapponibilità delle modalità esecutive e la contiguità temporale tra almeno alcuni dei fatti; in particolare, si lamentava che avrebbe potuto essere riconosciuta la continuazione almeno tra due episodi di resistenza a pubblico ufficiale commessi nell'ottobre 2017 e nel marzo 2018. La Corte ha ritenuto la censura generica, perché non si confrontava specificamente con la motivazione dell'ordinanza, che aveva escluso l'unicità del disegno criminoso valorizzando la notevole ampiezza temporale dei fatti del gruppo B (oltre dieci anni) e l'estemporaneità delle condotte, incluse le due resistenze richiamate nel ricorso, commesse a distanza temporale e spaziale incompatibile con un medesimo programma criminoso.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    La decisione riguarda l'applicazione della disciplina della continuazione in sede esecutiva, dunque il potere del giudice dell'esecuzione di riconoscere il vincolo del medesimo disegno criminoso tra reati già giudicati.

  • art. 81 c.p.

    La continuazione presuppone l'unicità del disegno criminoso; la sua verifica è questione di fatto rimessa al giudice di merito ed è sindacabile in cassazione solo per carenza o illogicità della motivazione.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In tema di continuazione, l'accertamento dell'unicità del disegno criminoso costituisce una valutazione di fatto riservata al giudice di merito o dell'esecuzione, censurabile in cassazione solo per manifesta illogicità o mancanza di adeguata motivazione.
  • È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a una critica generica del diniego di continuazione, senza confrontarsi in modo puntuale con le argomentazioni specifiche poste a base della decisione impugnata.
  • La mera omogeneità dei reati, la vicinanza delle modalità operative o la contiguità temporale di alcuni episodi non bastano, da sole, a dimostrare l'esistenza di un medesimo programma criminoso, specie quando la motivazione evidenzi una ampia distanza temporale e la natura estemporanea delle condotte.
  • Nel giudizio di legittimità, la doglianza sulla continuazione deve indicare concreti profili di illogicità della motivazione impugnata; in difetto, il ricorso è destinato alla declaratoria di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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