Cassazione Penale, Sentenza n. 26224/2023 del 16/06/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti contestavano la sentenza di appello principalmente per: (i) l'assenza della qualifica di pubblico ufficiale della Sapienza nel periodo indicato nell'imputazione (luglio-ottobre 2017), posto che il contratto di consulenza con il CONI sarebbe cessato il 31/12/2016 e non rinnovabile; (ii) l'insussistenza del delitto di induzione indebita (art. 319‑quater c.p.) per difetto del rapporto di soggezione tra inducenti e indotti e perché l'attività contestata avrebbe favorito esclusivamente la pubblica amministrazione; (iii) la mancata considerazione dell'art. 36 d.lgs. 50/2016 (affidamenti sotto soglia) e di elementi probatori emersi nel dibattimento che, secondo le difese, escludevano condotte prevaricatrici o l'esistenza di un quid impeditivo della libertà decisionale del Puglisi.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto i ricorsi nei limiti indicati ritenendo fondati i profili relativi alla carenza di motivazione della Corte di appello sulla qualità pubblicistica della Sapienza alla data del fatto. Ha annullato la sentenza impugnata con rinvio a diversa sezione della Corte di appello di Messina affinché: (a) accerti se il contratto con il CONI fosse effettivamente cessato il 31/12/2016 e se la pec del 2 marzo 2018 rappresentasse recesso o mera dichiarazione ricognitiva; (b) nel caso in cui la qualifica publicistica venga ritenuta sussistente, riscontri in modo puntuale gli elementi costitutivi del reato di induzione indebita (tenendo conto anche del rapporto tra le parti, dell'eventuale utilità esclusiva per la P.A. e delle risultanze dibattimentali non valorizzate); (c) valuti se la condotta del Puglisi abbia agito esclusivamente nell'interesse della P.A. o anche per finalità personali, e se pertanto il fatto integri il reato contestato o altra fattispecie o sia atto lecito. In conseguenza è stata disposta la rinnovazione dell'esame di quei profili decisivi non adeguatamente motivati.
Norme richiamate
Rilevata la possibilità di configurare l'induizione indebita anche se il soggetto indotto è un altro pubblico ufficiale, ma con necessità di valutare con maggiore rigore l'effetto induttivo/coartativo sulla libertà decisionale di un pubblico ufficiale e la concreta finalità di utilità personale rispetto a quella pubblica
Norma sul delitto di turbata libertà degli incanti; nel procedimento di merito gli imputati erano stati assolti per tale capo (il fatto non sussiste), richiamata a titolo di quadro di imputazione originario
art. 36 d.lgs. 50/2016
Norma che consente all'R.U.P. l'affidamento diretto di incarichi sotto soglia nel rispetto dell'interesse pubblico: la Corte ha indicato che va valutato se la prestazione abbia giovato soltanto alla P.A., circostanza che può escludere la tipicità del reato
Attenuante contestata dai difensori in relazione alla presunta analogia con altri procedimenti; la Corte ha ritenuto necessario che la valutazione di questa attenuante sia adeguatamente motivata e documentata
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Criterio processuale invocato: la Cassazione ha annullato per carenza di motivazione quando la Corte di appello non ha risposto in modo completo e decisivo a specifiche doglianze di carattere decisivo sollevate in appello
Massime di principio
- La qualifica di pubblico ufficiale è elemento essenziale: quando è contestata deve essere provata e motivata specificamente; il giudice di merito deve accertare sia la previsione contrattuale sia la effettiva prosecuzione dell'attività.
- La semplice produzione in atti di una comunicazione tardiva (es. PEC) non è automaticamente idonea a dimostrare la permanenza o cessazione di un rapporto contrattuale: va valutata la natura dichiarativa o costitutiva dell'atto e il contenuto contrattuale originario.
- Se il destinatario della condotta induttiva è anch'egli un pubblico ufficiale, il reato di induzione indebita può sussistere ma richiede un'apprezzamento più rigoroso dell'elemento psicologico e dell'effettiva resa coartante sulla libertà decisionale, considerata la maggiore resistenza esigibile da un pubblico ufficiale.
- Quando la prestazione o l'atto contestato giova esclusivamente alla pubblica amministrazione e rappresenta utilità per i fini istituzionali, può essere esclusa la configurabilità del reato (per mancanza di offesa al bene giuridico protetto): il giudice deve accertare la finalità reale dell'azione.
- Il giudice d'appello deve rispondere puntualmente alle doglianze decisive sollevate dalle difese nel motivo di impugnazione; la mancata trattazione di questioni decisive può determinare annullamento per vizio di motivazione.
- In presenza di contestazioni complesse su qualifiche soggettive e su motivazioni probatorie, la Cassazione può annullare con rinvio per consentire una nuova e più completa valutazione di merito, senza decidere definitivamente sul merito penale.
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