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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35734/2024 del 24/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere per detenzione e coltivazione di ingente quantità di marijuana (circa 303 kg + 2877 piante). Il ricorrente deduceva: errore di diritto (presunta inesigibilità dell'errore sulla legge penale/ex art. 5 c.p.), errore di fatto indotto dai datori di lavoro (si sarebbe limitato ad annaffiare le piante convinto della liceità dell'attività), costrizione/sequestro di persona che avrebbe impedito l'uscita, insufficienza della gravità indiziaria e assenza delle esigenze cautelari (pericolo di fuga e rischio di recidiva), chiedendo misura meno afflittiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi riproponessero questioni già esaminate dal giudice del merito senza il necessario confronto critico con la motivazione impugnata; ha confermato che il Tribunale per il riesame aveva correttamente valutato l'assenza di errore (di diritto o di fatto), la non credibilità della tesi della costrizione e la rilevanza della consistente quantità di stupefacente e dell'impianto produttivo come indicatori di collegamenti criminali. Ha altresì osservato che l'assenza di domicilio in Italia deponeva a sfavore circa l'applicabilità di misure meno gravose. Per l'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la pronuncia del Tribunale per il riesame; qui indicata come la disposizione sulla competenza/forma del provvedimento impugnato.

  • artt. 273-274 cod. proc. pen.

    Richiamati dalla difesa in relazione ai presupposti e alle esigenze cautelari (art. 274) e alla valutazione degli elementi probatori (art. 273); la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato tali profili.

  • art. 5 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere inesigibilità dell'errore sulla legge penale; la Corte ha escluso che dal contesto concreto emergesse un errore di diritto inescusabile, condividendo la valutazione del giudice del merito.

  • artt. 47-48 cod. pen.

    Norme sull'errore di fatto e sulla colpevolezza che il ricorrente invocava; la Corte ha ritenuto che la dedotta situazione di errore di fatto indotto dagli "titolari" non fosse provata in modo da escludere la responsabilità o la gravità indiziaria.

  • art. 605 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente come possibile fattispecie subita (sequestro di persona) per giustificare costrizione; la Corte ha rilevato che il giudice del merito aveva valutato l'esistenza di possibilità di allontanamento dal capannone, escludendo la convincente prova della costrizione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiesto in tema di valutazione della colpa nella presentazione del ricorso; la Corte ha disposto che non sussisteva assenza di colpa che impedisse la dichiarazione di inammissibilità, con conseguente condanna alle spese e sanzione pecuniaria.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata in ordine agli adempimenti di cancelleria successivi al provvedimento di condanna pecuniaria; la cancelleria è incaricata degli adempimenti conseguenti.

  • Corte cost., sent. n. 364/1988

    Giurisprudenza costituzionale citata dal ricorrente in tema di inesigibilità dell'errore sulla legge penale; la Corte di legittimità ha ritenuto non applicabile la tesi difensiva nella fattispecie concreta per mancanza di elementi idonei a dimostrare l'ignoranza inevitabile.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 6, n. 5465/2020; Sez. 1, n. 45331/2023)

    Casi richiamati dalla Corte per ricordare i limiti del sindacato di legittimità: la Cassazione non può rivedere i fatti e le valutazioni probatorie del giudice del merito, ma solo verificare la compatibilità della motivazione con limiti di plausibilità e senso comune.

Massime di principio

  • La sola asserzione di ignoranza della illegalità di un'attività (errore di diritto) difficilmente è sufficiente a escludere responsabilità se non sono forniti elementi certi e concreti che dimostrino l'impossibilità di conoscere la norma; per reati gravi e per produzioni consistenti lo standard probatorio richiesto è elevato.
  • L'errore di fatto indotto da terzi o la costrizione devono essere provati con elementi concreti e specifici; deduzioni generiche su minacce o segregazione non prevalgono sulla valutazione motivata del giudice che abbia riscontrato possibilità di allontanamento o incongruenze nelle dichiarazioni.
  • La presenza di ingenti quantitativi di sostanza e di un impianto produttivo costituisce forte elemento indiziario di collegamenti con organizzazioni criminali e giustifica la sussistenza della gravità indiziaria e, spesso, la misura cautelare più grave.
  • La mancanza di domicilio stabile nel territorio e la condizione di cittadino straniero sono elementi che possono rafforzare il rischio di fuga e rendere meno plausibile l'applicazione di misure cautelari meno afflittive.
  • In Cassazione non è possibile chiedere una rinnovata valutazione del materiale probatorio; le impugnazioni devono criticare specificamente la motivazione del giudice del merito e non limitarsi a riproporre la stessa ricostruzione fattuale già rigettata.
  • Per ottenere misure cautelari meno gravose è necessario documentare circostanze concrete (es. domicilio certo, legami stretti con il territorio, prova dell'assenza di ruoli decisionali nell'attività illecita) e confutare puntualmente gli argomenti motivazionali del giudice di merito.

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