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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45845/2024 del 13/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto la richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari applicati all'indagato per il reato di cui all'art. 74 d.P.R. n. 309/1990. Il ricorrente ha sostenuto che l'ammissione, in altro procedimento e per residuo pena inferiore ai tre anni, all'affidamento in prova al servizio sociale dimostrerebbe una riduzione della pericolosità sociale tale da giustificare la revoca o l'adozione di una misura meno afflittiva

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato il mantenimento degli arresti domiciliari, ritenendo prevalente la gravità concreta degli addebiti (due delitti associativi con condanna in primo grado a 13 anni e 4 mesi di reclusione, assistita dalle presunzioni di cui all'art. 275, comma 3 c.p.p.). La Corte ha ritenuto irrilevante, nella fattispecie, l'ammissione all'affidamento in prova in altro procedimento, sia perché non risulta l'esito positivo che avrebbe estinto la pena, sia perché la severa condanna in primo grado giustifica il permanere delle esigenze cautelari. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; la Cancelleria è incaricata degli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Regola la competenza e il procedimento per il riesame in materia di misure cautelari; utilizzata come fondamento per l'ordinanza della Corte territoriale che ha respinto la richiesta di revoca o sostituzione della misura

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    Norma penale in materia di stupefacenti, riferita all'addebito oggetto della misura cautelare

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamata per le presunzioni applicabili ai delitti associativi; contribuisce a giustificare la sussistenza delle esigenze cautelari in presenza di condanne per reati associativi

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti della cancelleria a seguito della decisione e della condanna alle spese/ammende

Massime di principio

  • L'ammissione ad una misura alternativa (es. affidamento in prova al servizio sociale) in altro procedimento non determina automaticamente la cessazione delle esigenze cautelari in un procedimento diverso: va valutata specificamente la correlazione tra i fatti, la durata residua della pena e l'esito effettivo dell'affidamento
  • La presenza di una condanna, anche non definitiva, con pena detentiva elevata relativa a reati analoghi o associativi rafforza l'esigenza cautelare e può giustificare il mantenimento di misure afflittive come gli arresti domiciliari
  • In sede di riesame o appello cautelare, la valutazione dei fatti deve in larga parte conformarsi alla ricostruzione operata dalla pronuncia di merito; il giudice della cautela non può rivalutare liberamente circostanze già accertate dal giudice di merito senza specifiche e nuove allegazioni
  • Perché un precedente affidamento in prova riduca efficacemente le esigenze cautelari occorre che sia risultato positivo e, se rilevante, abbia determinato l'estinzione o una notevole diminuzione del trattamento sanzionatorio residuo
  • Per opporsi con successo al mantenimento di una misura cautelare occorrono allegazioni specifiche e fatti nuovi o elementi chiari di attenuazione della pericolosità sociale; mere affermazioni generiche non sono sufficienti

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