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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45796/2024 del 13/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione fondato su un unico motivo: inosservanza o errata applicazione degli artt. 157 e 158 cod. pen., nonché illogicità e contraddittorietà della motivazione in ordine alla decorrenza del termine di prescrizione relativamente al delitto di cui all'art. 349 c.p. (violazione di sigilli). Il ricorrente deduceva che, alla luce di atti e testimoniali provenienti da due procedimenti riuniti, il dies a quo del tempus commissi delicti doveva essere cristallizzato in data anteriore (marzo 2015), per cui il periodo prescrizionale si sarebbe interamente esaurito prima della sentenza d'appello, anche computando i periodi di sospensione (indicati pari a 6 mesi e 12 giorni e un periodo di sospensione specifico dal 9/7/2019 al 21/1/2020 pari a 196 giorni).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il residuo reato di cui all'art. 349 c.p. è estinto per prescrizione. La Corte ha censurato la Corte di appello per non avere considerato, nel computo del termine prescrizionale, anche le contestazioni provenienti dal procedimento riunito (n. 1898/2017), nelle quali il dies a quo veniva fatto risalire a marzo 2015 (si fa riferimento al 2 marzo 2015 e ad accertamenti del 28/3/2015). La Corte d'appello aveva invece fissato il dies a quo al 27/2/2016 in ragione di un accesso della Polizia municipale; tuttavia, considerati tutti i periodi e la sospensione dal 9/7/2019 al 21/1/2020 (196 giorni), i termini di prescrizione degli artt.157-161 c.p. risultano integralmente decorso, imponendo l'annullamento senza rinvio per prescrizione.

Norme richiamate

  • art. 349 c.p.

    Riferimento al delitto di violazione di sigilli; la Corte ha ritenuto che il reato residuo contestato a Romeo fosse soggetto a prescrizione e, alla stregua della ricostruzione dei dies a quo anche nei procedimenti riuniti, fosse ormai estinto

  • artt. 157-161 c.p.

    Norme sulla prescrizione; la Corte ha applicato i criteri di decorrenza e sospensione previsti da tali articoli, rilevando che, pur computate le sospensioni (tra cui il periodo 9/7/2019-21/1/2020 di 196 giorni), il termine prescrizionale si era comunque esaurito

  • art. 44 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

    Norma richiamata nella sentenza di merito (la Corte di appello aveva dichiarato non doversi procedere per tale reato perché estinto per prescrizione); citata nel contesto della vicenda complessiva ma la decisione finale riguarda l'art. 349 c.p.

Massime di principio

  • Quando procedimenti distinti sono riuniti e riguardano la stessa condotta, il computo della prescrizione deve considerare le date rilevanti presenti in tutti i procedimenti; non è corretto escludere a priori atti o date provenienti da un procedimento riunito
  • Il dies a quo della prescrizione può derivare da accessi o accertamenti diversi nel tempo: il giudice deve motivare chiaramente quale evento sia stato ritenuto determinante per l'inizio della prescrizione e valutare eventuali pluralità di dies a quo
  • Le sospensioni del termine prescrizionale (es. per specifici eventi processuali) devono essere computate, ma anche sommando tali periodi la prescrizione può risultare comunque consumata; il giudice di legittimità può annullare senza rinvio se accerta l'estinzione del reato
  • La parte che eccepisce la prescrizione deve indicare e documentare le date rilevanti; tuttavia il giudice deve esaminare l'intero materiale processuale, incluse prove e atti provenienti da procedimenti riuniti
  • Se la motivazione di merito trascura di considerare documenti o atti processuali che incidono sul dies a quo, la sentenza è esposta a censura per illogicità/contraddittorietà e la Cassazione può correggere il computo della prescrizione

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