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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18940/2026 del 26/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. È rimasta ferma la condanna già pronunciata nei gradi di merito per furto aggravato, con il riconoscimento della recidiva.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna del Tribunale a mesi 4 di reclusione ed euro 200 di multa per furto aggravato. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 54 c.p., sostenendo che dovesse riconoscersi lo stato di necessità, e ha inoltre chiesto la riqualificazione del fatto nella forma tentata, lamentando la mancata riduzione di pena per il tentativo. Con il secondo motivo ha censurato la ritenuta aggravante della recidiva. La Corte ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato quanto allo stato di necessità, perché nel caso concreto mancavano la prova dell'attualità e concretezza del pericolo, dell'impossibilità di evitarlo con altra condotta e degli elementi necessari a fondare l'esimente; ha altresì ritenuto la doglianza sul tentativo generica e comunque nuova in quanto non proposta in appello. Il secondo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato perché la recidiva era stata motivata non sulla sola esistenza di precedenti, ma sulla pericolosità sociale, sulla natura dei reati, sul loro grado di offensività e sulla breve distanza temporale tra le condotte.

Norme richiamate

  • art. 54 c.p.

    Lo stato di necessità richiede un pericolo attuale, imminente, specifico e già individuato; non basta il timore di pericoli eventuali, futuri, possibili o probabili, e occorre un preciso nesso tra la condotta e l'urgenza di evitare un danno grave alla persona.

  • art. 530, comma 3, c.p.p.

    Nel dubbio sull'esistenza dell'esimente, il giudice deve pronunciare assoluzione perché il fatto non costituisce reato; la regola è richiamata come principio sull'onere probatorio relativo alla prova negativa dell'esimente.

  • art. 581, comma 1, lett. c), c.p.p.

    La doglianza in cassazione deve essere specifica e indicare gli elementi posti a base della censura; se generica o indeterminata è inammissibile.

Massime di principio

  • Lo stato di necessità è configurabile solo se il pericolo è attuale, imminente, concreto e già circoscritto; non è sufficiente invocare esigenze di prevenzione rispetto a rischi futuri o meramente eventuali.
  • Per l'esimente dello stato di necessità occorre anche l'impossibilità di evitare il pericolo con una condotta alternativa lecita e un nesso causale preciso tra la compressione del bene tutelato e l'urgenza di evitare il danno.
  • Quando l'imputato invoca un'esimente, deve allegare elementi fattuali idonei a consentirne l'accertamento; in difetto, non può pretendersi una mera valutazione astratta della causa di giustificazione.
  • Nel dubbio sull'esistenza di un'esimente, la regola decisoria è l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato; tuttavia il ricorso deve comunque contenere allegazioni specifiche e non generiche.
  • La censura in cassazione che solleciti una riqualificazione del fatto o una diversa valutazione di merito deve essere specifica e tempestivamente proposta nei gradi precedenti; altrimenti è inammissibile.
  • La recidiva è legittimamente motivata quando il giudice valorizza la pericolosità del reo e le concrete modalità delle pregresse e attuali condotte, non la sola esistenza di precedenti penali.

Come è indicizzato

MaterieFurtoCircostanze del reatoCause di giustificazioneImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioParte generaleProcesso penale
IstitutiNullità processualeOnere della prova

Testo integrale

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