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Cassazione Penale, Ordinanza n. 31655/2025 del 22/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda un imputato che ha definito il procedimento con sentenza di applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 c.p.p., per un furto aggravato, con pena concordata e applicata dal Tribunale. Nel ricorso per cassazione la difesa ha censurato la determinazione della pena base e, in sostanza, la correttezza del trattamento sanzionatorio, sostenendo che la pena fosse illegale. La Corte verifica però l'ammissibilità del ricorso contro la sentenza di patteggiamento e osserva che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., sono deducibili solo specifici motivi: volontà dell'imputato, correlazione tra richiesta e sentenza, errata qualificazione giuridica del fatto, illegalità della pena o della misura di sicurezza. Poiché i rilievi difensivi non rientrano in tali categorie e la pena base concordata è compresa nei limiti edittali del reato contestato, il ricorso viene dichiarato inammissibile.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto contro la sentenza di patteggiamento. Ha ritenuto che le doglianze della difesa non attenessero a profili deducibili ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., e che non vi fosse pena illegale, poiché la pena base concordata rientrava nella cornice edittale del reato. La declaratoria di inammissibilità è stata adottata de plano, secondo il modello procedimentale previsto dall'art. 610, comma 5-bis, c.p.p., con condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 4.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 444 c.p.p.

    richiamato come base della sentenza di applicazione della pena concordata tra le parti

  • art. 448, comma 2-bis, c.p.p.

    delimita i motivi di ricorso avverso la sentenza di patteggiamento ai soli profili di volontà dell'imputato, correlazione tra richiesta e sentenza, errata qualificazione giuridica del fatto, illegalità della pena o della misura di sicurezza

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    prevede la declaratoria di inammissibilità del ricorso avverso la sentenza di applicazione della pena senza formalità, quindi de plano

  • art. 625 n. 4 c.p.

    indicato come norma incriminatrice del furto aggravato contestato

  • art. 61 n. 5 c.p.

    richiamato come circostanza aggravante applicata al furto contestato

  • art. 624 c.p.

    usato come parametro per verificare che la pena base concordata rientrasse nella forbice edittale del furto semplice

  • legge n. 103 del 2017

    ha introdotto l'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., vigente dal 3 agosto 2017

  • Sez. U, sentenza n. 877 del 14/07/2022, Sacchettino

    richiamata per definire la nozione di pena illegale ab origine come pena di specie diversa da quella legale o quantificata fuori dai limiti edittali

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità contro una sentenza di patteggiamento il sindacato è fortemente limitato: sono deducibili soltanto i motivi espressamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.
  • La pena è illegale, ai fini dell'ammissibilità del ricorso avverso il patteggiamento, solo se è diversa per specie da quella prevista dalla legge oppure se è determinata al di fuori dei limiti edittali; non basta una critica alla congruità o all'opportunità del trattamento sanzionatorio concordato.
  • Se la censura difensiva investe la sola quantificazione della pena ma la pena concordata resta entro la forbice edittale del reato, il ricorso è inammissibile perché non deduce una pena illegale.
  • L'inammissibilità del ricorso contro la sentenza di applicazione della pena può essere dichiarata de plano, senza formalità, quando il vizio dedotto non rientra tra quelli tassativamente ammessi.

Come è indicizzato

MaterieRiti alternativiImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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