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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32336/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere applicata per il reato di traffico di cocaina (artt. 110, 81 cpv, art. 73 comma 1 DPR n.309/1990) in concorso. Il ricorrente deduce violazione di legge e insufficiente valutazione delle esigenze cautelari, contestando che il Tribunale abbia ritenuto la custodia in carcere l'unica misura idonea senza valutare adeguatamente l'applicabilità degli arresti domiciliari con controllo elettronico ex art. 275-bis c.p.p., e denunciando che i precedenti penali sono datati e non giustificano il pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto adeguata e logica la motivazione del Tribunale di riesame che ha confermato la gravità indiziaria (intercettazioni, servizi di osservazione, dati GPS) e il concreto e attuale pericolo di reiterazione, tenendo conto, tra l'altro, della rilevante quantità di stupefacente (500 grammi di cocaina), del collegamento con un fornitore legato alla criminalità organizzata e della biografia criminale dell'imputato. La Corte ha ritenuto implicitamente motivata anche l'impossibilità di ricorrere agli strumenti di controllo a distanza (braccialetto elettronico). Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 a favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • artt. 110, 81 cpv, art. 73 DPR n.309/1990

    art. 73, comma 1 DPR n.309/1990

    Norme che definiscono il reato contestato (traffico di stupefacenti) e la partecipazione in concorso; la gravità dell'illecito e le modalità emerse nelle indagini contribuiscono alla valutazione del pericolo di reiterazione.

  • art. 274 lett. c) cod. proc. pen.

    art. 274, lett. c) c.p.p.

    Consente l'applicazione di misure cautelari quando sussiste il pericolo di reiterazione; la Corte conferma che tale pericolo si valuta in base a fatti, circostanze e personalità dell'imputato.

  • art. 275-bis cod. proc. pen.

    art. 275-bis, comma 1 c.p.p.

    Prevede strumenti di controllo a distanza (es. braccialetto elettronico). La Corte osserva che la valutazione del Tribunale sulla inadeguatezza degli arresti domiciliari con controllo elettronico è implicita e rientra nella valutazione cautelare complessiva.

  • Corte Cost. n.186 del 2000

    Richiamata a supporto della condanna alla somma per ammende; conferma principi procedurali e sanzionatori collegati alla tutela dell'ordine pubblico e alle spese processuali.

  • Cass. Sez. 2, n. 31572 del 08/06/2017, Rv. 270463

    Giurisprudenza che afferma come la decisione del tribunale del riesame circa l'inadeguatezza degli arresti domiciliari a contenere il pericolo di reiterazione comprenda implicitamente la valutazione sull'impossibilità di impiego degli strumenti di controllo a distanza.

Massime di principio

  • La sussistenza del pericolo di reiterazione si valuta in concreto sulla base delle modalità del fatto, delle circostanze investigative e della personalità/biografia criminale dell'indagato; quantità di droga e legami con soggetti della criminalità organizzata aumentano la gravità indiziaria.
  • La scelta della custodia cautelare in carcere può essere ritenuta giustificata se il traffico di stupefacenti può essere agevolmente posto in essere anche in ambito domestico e se i precedenti e comportamenti passati (es. condanne per evasione) rendono inefficace una misura cautelare meno afflittiva.
  • La valutazione dell'inadeguatezza degli arresti domiciliari con controllo elettronico è assorbita nella ponderazione complessiva delle esigenze cautelari: la mancata motivazione esplicita sull'impossibilità del braccialetto elettronico può essere tacitamente contenuta nella decisione che esclude misure alternative.
  • Precedenti penali anche se datati non sono di per sé decisivi; conta la loro natura (specificità rispetto al reato contestato) e il contesto probatorio attuale.
  • In sede di legittimità la Corte verifica la logicità e la completezza della motivazione più che riequilibrare le valutazioni di merito; i vizi di motivazione devono emergere chiaramente per ottenere accoglimento del ricorso.

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