Cassazione Penale, Sentenza n. 05999/2026 del 13/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. volto a correggere un presunto errore di fatto di natura percettiva nella sentenza rescindente: il ricorrente sostiene che la sentenza n. 29944/2022 sarebbe stata equivocamente letta dalla Cassazione come avendo già qualificato i fatti ai sensi dell'art. 317 c.p. (concussione), mentre in realtà avrebbe rimesso al giudice del rinvio la qualificazione. Inoltre il ricorrente deduce che la sentenza rescindente avrebbe precluso la riesamina di fatti che avrebbero potuto determinare il proscioglimento o la riqualificazione delle condotte in induzione indebita, e non concussione.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e aspecificità. Ha ritenuto che non sussista l'errore percettivo dedotto: la sentenza rescindente aveva enunciato il principio di diritto qualificando le pretese dei medici come concussione ex art. 317 c.p. e aveva rimesso al giudice di merito solo l'accertamento degli elementi probatori relativi alle singole pazienti. Con riguardo a Belpiede, la Corte ha confermato che la Corte d'appello di Bari aveva trovato, sulla base di prove univoche (videoriprese, intercettazioni, dichiarazioni delle persone offese), gli elementi costitutivi della concussione in relazione agli episodi dedotti, con Belpiede ritenuto concorrente di Battarino. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Fondamento del rimedio eccezionale per correggere l'errore di fatto in sentenza di legittimità: l'errore deve essere di percezione degli atti interni e idoneo a influenzare la decisione.
La sentenza rescindente ha ritenuto che le pretese di compenso indebite da parte dei medici configurassero concussione, poiché i compensi avrebbero condizionato le scelte delle pazienti; tale qualificazione è stata adottata come principio di diritto e rimessa al merito la verifica probatoria sui singoli episodi.
Sez. U., n. 16103 del 27/03/2002 (Basile)
Giurisprudenza richiamata per definire l'errore di fatto in sede di legittimità: si tratta di un'errata percezione dovuta a svista o equivoco nella lettura degli atti interni che abbia condizionato la formazione della volontà decisoria.
Massime di principio
- Il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. è strettamente circoscritto: va provata una specifica e rilevante "errore di percezione" degli atti interni da parte della Corte di cassazione, non una diversa valutazione giuridica o un dissenso sulle conclusioni.
- Se la sentenza rescindente enuncia un principio di diritto che qualifica le condotte (es. concussione ex art. 317 c.p.), il giudice del rinvio può limitarsi a verificare gli elementi probatori relativi ai singoli episodi; non è agevole sostenere che tale enunciazione costituisca un errore percettivo.
- Per contestare con successo un presunto errore percettivo occorre indicare con precisione i passaggi testuali o fattuali discordanti tra la lettura della Corte e gli atti, e dimostrare che senza quell'errore si sarebbe adottata decisione diversa (ad es. proscioglimento o riqualificazione).
- Le censure generiche o aspecifiche sul diverso contenuto della rescindente sono destinate all'inammissibilità: il ricorso deve essere mirato e documentato.
- Rischio di conseguenze economiche: un ricorso inammissibile può comportare condanna alle spese e sanzioni (qui versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende), dunque valutare attentamente la fondatezza prima di proporre il rimedio.
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