Cassazione Penale, Sentenza n. 05991/2026 del 13/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte di appello di Napoli contestando la conferma della sua responsabilità per partecipazione all'associazione mafiosa di tipo camorristico ("Clan dei Casalesi") e la qualificazione del suo ruolo come "referente" di Michele Zagaria, ritenendo insufficienti e generiche le prove ricavate dalle intercettazioni ambientali e dai riscontri (frequentazioni, dichiarazioni di collaboratori). Contestava inoltre il mancato riconoscimento della continuazione con un reato di estorsione già giudicato e il diniego delle circostanze attenuanti generiche, per la presunta vaghezza del ruolo e la limitazione temporale della partecipazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto la motivazione della Corte di appello completa ed esaustiva: la identificazione del ricorrente nella persona indicata nelle intercettazioni è stata comprovata con specifici elementi (riferimento esplicito in una conversazione, corrispondenza tra autovetture citate e mezzi accertati a disposizione del Bianco, osservazioni di polizia giudiziaria sulle frequentazioni). Inoltre la Corte di appello ha fornito argomentazioni adeguate sul ruolo concreto svolto nel sodalizio (contributo alle estorsioni e sostegno economico alle famiglie degli affiliati detenuti), giustificando anche la qualificazione della continuazione con il reato di estorsione aggravato. Il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto motivato dalla valutazione del ruolo non minimale del ricorrente. Conseguentemente il rigetto del ricorso ha comportato la conferma della condanna: pena complessiva di anni sei e mesi sei di reclusione, multa di euro 1.000, riconoscimento della continuazione con estorsione aggravata; condanna alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 7 legge n. 203/1991
Articolo richiamato come fattore di aggravamento per il reato di estorsione compiuto con finalità di agevolazione di un'associazione di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto configurabile l'aggravante nel contesto dei fatti.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma richiamata per delimitare i motivi proponibili in cassazione; il ricorso è stato esaminato nei limiti consentiti da tale disposizione.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma applicata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento in caso di rigetto del ricorso.
Massime di principio
- In casi basati su intercettazioni, l'identificazione dell'imputato richiede riscontri concreti (menzioni esplicite nelle conversazioni, corrispondenza di beni o mezzi citati, osservazioni di polizia giudiziaria sulle frequentazioni) per superare censure di genericità.
- La qualifica del ruolo all'interno di un'associazione mafiosa deve essere dimostrata non solo da appellativi o riferimenti generici ma da elementi che evidenzino una funzione concreta e utile agli scopi dell'associazione (participazione alle estorsioni, supporto logistico o economico agli affiliati).
- L'assoluzione per uno specifico reato-fine non esclude automaticamente la responsabilità per partecipazione al sodalizio se vi sono altri elementi che dimostrano un contributo operativo al contesto criminoso.
- Le dichiarazioni di collaboratori devono essere valutate nel loro complesso e richiedono collegamenti precisi e non generici per identificare un imputato; riferimenti vaghi a un "Carlo" sono insufficienti senza riscontri.
- Per ottenere il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche è necessario dimostrare in modo concreto che il ruolo dell'imputato è stato marginale o privo di rilevanza operativa; valutazioni difensive generiche difficilmente scalfiscono una motivazione dettagliata dei giudici di merito.
- Dopo annullamenti per vizio di motivazione, il giudice di rinvio deve fornire una disamina puntuale dei profili lacunosi emersi in precedenza; una motivazione che integri tali profili con riscontri concreti può essere ritenuta sufficiente in Cassazione.
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