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Cassazione Penale, Ordinanza n. 15351/2025 del 17/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna già pronunciata nei gradi di merito. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte di appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, che aveva confermato la condanna per tentato furto pluriaggravato. Con il primo motivo deduceva violazione di legge sulla corretta configurazione del reato, richiamando l'art. 33 R.D. 1604/1931 in materia di furto. Con il secondo motivo denunciava violazione di legge per il mancato proscioglimento ai sensi dell'art. 131-bis c.p. Con il terzo motivo censurava, sotto il profilo del vizio di motivazione, il riconoscimento della circostanza aggravante di cui all'art. 625, n. 7, c.p. La Corte di cassazione ha ritenuto i motivi aspecifici e non correlati alle ragioni della decisione impugnata, rilevando che la sentenza di merito aveva già fornito una motivazione adeguata sulla configurabilità del fatto, sulla non applicabilità della particolare tenuità e sulla sussistenza dell'aggravante.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di non punibilità è stata esclusa perché la Corte territoriale aveva motivato in modo effettivo e logico richiamando i molteplici precedenti penali dell'imputato, anche per reati contro il patrimonio e per ulteriori violazioni, relativi a fatti precedenti e successivi.

  • art. 625, n. 7, c.p.

    L'aggravante è stata ritenuta legittimamente configurabile perché la cosa sottratta non era sorvegliata in modo continuo, ma solo saltuariamente e casualmente, sicché permaneva l'esposizione a pubblica fede.

  • art. 581 c.p.p.

    Il ricorso deve rispettare specifici requisiti di contenuto e correlazione con la motivazione della decisione impugnata; la mancanza di tale correlazione rende i motivi inammissibili.

  • art. 33 R.D. 1604/1931

    La difesa lo richiama in relazione alla disciplina del furto, ma la Corte rileva che il motivo è reiterativo e manifestamente infondato, poiché la sentenza impugnata aveva già motivato adeguatamente sulla configurabilità del reato.

  • art. 616 c.p.p.

    A seguito della declaratoria di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità sono inammissibili i motivi di ricorso che, pur formalmente prospettati come violazioni di legge o vizi di motivazione, non si confrontano specificamente con le rationes decidendi della sentenza impugnata.
  • L'onere di specificità del ricorso per cassazione impone al ricorrente di sviluppare un percorso logico-giuridico coerente con le censure sollevate, senza limitarsi a una critica autonoma e svincolata dalle argomentazioni del giudice di merito.
  • La particolare tenuità del fatto può essere esclusa con motivazione adeguata quando emergano elementi ostativi, quali precedenti penali plurimi e significativi riferiti a reati della stessa o analoga indole.
  • L'aggravante dell'esposizione della cosa a pubblica fede è compatibile con situazioni in cui la sorveglianza sul bene sia solo occasionale o saltuaria, non essendo necessaria una vigilanza continua per escludere l'aggravante.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFurto
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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